“Non mi pento di come ho reagito, di aver chiamato i carabinieri e l’ambulanza. La mia reazione forse è stata esagerata, ma quando ho sentito mio figlio urlare di dolore ho solo pensato a correre in direzione di chi aveva sparato. Per fortuna, è stato colpito solo di rimbalzo, ma poteva andare peggio”. Sono le parole dette a Il Corriere di Romagna dal papà del bimbo impallinato da un cacciatore domenica nel Cesenate, mentre giocava nel cortile di casa.
L’uomo ha raccontato che quella mattina gli spari erano frequentissimi: “A un tratto mio figlio ha cominciato ad urlare, si contorceva dal male e diceva ‘brucia, brucia!’. Mia figlia di 14 anni, che ha visto la scena mentre usciva di casa, ha cominciato a piangere e a urlare ‘gli hanno sparato’; era terrorizzata. Io ho fatto in tempo a gridare al telefono che avevano sparato a mio figlio, e ho lanciato il telefono e sono corso in direzione dello sparo. Ad accudire mio figlio c’era mia moglie, la mia priorità in quel momento era beccare chi aveva sparato”. Tentativo vano, però.
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