Presi in giro, minacciati, insultati, aggrediti.
L’edizione bolognese del Corriere della Sera dedica uno speciale a un lavoro diventato ormai di frontiera, quello degli insegnanti spesso lasciati soli in cattedra a gestire una società sempre più complessa che vivono attraverso i ragazzi e i genitori che, nella scuola, hanno perso fiducia.
“Passo i primi due mesi dell’anno scolastico non a insegnare chimica, la materia su cui ho fatto il dottorato di ricerca, ma a far capire che devono prima di tutto rispettarmi. Rispondono male, bestemmiano e insultano, si alzano e parlano senza chiedere il permesso. Faccio vedere loro qual è il limite che non devono superare e poi iniziano a capire che la scuola per loro è un valore; solo a quel punto ti danno l’anima. Ed è per quel che succede da dicembre in avanti che resto attaccata a questo lavoro”: sono le parole di Veronica Vicinelli, prof del professionale dell’Aldini-Valeriani.
All’Itc Rosa Luxemburg quest’anno sono stati sospesi 30 ragazzi, di cui 25 di prima superiore: “Quando sono arrivato nel 2014 — racconta il preside Paolo Bernardi — il problema erano le occupazioni dei grandi; ora le difficoltà principali le abbiamo con i ragazzini più piccoli, protagonisti di atti di micro-bullismo e di disturbo in classe difficilmente arginabili con sanzioni disciplinari e amplificati dai social. Negli ultimi anni la scuola si è trasformata in un posto di trincea. Bisogna intervenire con una formazione ad hoc”.
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