Anche nel 2016 è proseguito il calo del numero dei nati in Emilia-Romagna. Lo attesta il CedAP, il rapporto presentato qualche giorno fa a Bologna. Il tasso di natalità scende a 7,8 nati per 1000 abitanti (era 9,8 nel 2009).
La quota di madri con cittadinanza straniera è passata dal 21,8% del 2005 al 32,5% del 2016. Analogamente, se si considera il Paese di origine della donna, le nate all’estero sono cresciute nello stesso periodo di oltre 11 punti percentuali, arrivando a quota 37%. Per un quarto dei parti entrambi i genitori sono di cittadinanza straniera.
Tra le donne che hanno partorito in Emilia-Romagna nel 2016, il 93,6% risiede in regione, il 4,0% in altre regioni e il 2,5% risiede all’estero. Il dato è abbastanza stabile negli anni.
L’età media delle madri al momento del parto è pari a 32 anni (stabile negli ultimi 3 anni), con una discreta differenza tra italiane (media 33,1 anni) e straniere (media 29,7). La quota di donne che partoriscono ad un’età uguale o superiore ai 35 anni, in crescita per molti anni, è in lieve calo nel 2016 (34,3%); i parti di minorenni risultano 82 (0,2%).
La frequenza di madri non coniugate (nubili, separate, divorziate o vedove) è il 38,6%, come nel 2015, e si osserva un forte incremento negli anni analizzati delle madri nubili, con una frequenza che è passata dal 22,3% nel 2005 al 36,3% nel 2016.
Il 25,7% delle madri ha una scolarità che non supera la licenza di scuola media inferiore, mentre il 32,2% risulta laureata o con diploma universitario (per il primo anno il dato della scolarità materna inverte lievemente la tendenza, con un piccolo aumento della quota di donne con bassa scolarità). La scolarità dei padri risulta, nel complesso, inferiore a quella delle madri; nel 17,1% dei casi entrambi i genitori hanno una scolarità bassa.
Le donne alla prima gravidanza rappresentano il 41,3% del totale. Considerando i precedenti concepimenti esitati in aborto o interruzione volontaria di gravidanza, le nullipare (donne al primo parto) costituiscono il 50,9% del totale.
Il 17,1% delle donne che hanno partorito nel 2016 riferisce di essere stata fumatrice nei 5 anni precedenti la gravidanza. Di queste donne il 38,2% ha continuato a fumare nel corso della gravidanza.
Nel 2016 i parti con concepimento tramite tecniche di procreazione medico assistita sono il 2,6% del totale, dato più che raddoppiato negli ultimi 10 anni (erano l’1,0% nel 2006).
Il numero medio di visite in gravidanza è 6,7. Il 3,8% delle donne effettua meno di 4 visite (o non ha eseguito alcune visita), mentre una prima visita in gravidanza a una età gestazionale di 12 settimane si osserva nel 10,8% dei casi (entrambi gli indicatori risultano in lieve peggioramento nell’ultimo anno).
Le donne sottoposte ad almeno un’indagine prenatale invasiva (amniocentesi, villocentesi o funicolocentesi) sono il 16,7% del totale. Il dato è in decremento negli anni p
Il tasso di parti pretermine è il 6,8%, quello di parti post-termine è l’1%.
Escludendo dall’analisi i tagli cesarei senza travaglio, il parto è indotto nel 26,7% dei casi (nel 63,1% dei quali con prostaglandine); il tasso di induzione è in aumento. I motivi più frequenti dell’induzione risultano: rottura prematura delle membrane (30,0%), patologia materna (27,9%) e gravidanza protratta (22,3%). Tra i parti in cui il travaglio è partito spontaneamente, nel 17% dei casi è stato poi però pilotato farmacologicamente (augmentation).
L’utilizzo di tecniche di contenimento del dolore in travaglio, sia farmacologiche che non farmacologiche, riguarda il 92,2% dei parti con travaglio (nel 41% si tratta del solo sostegno emotivo); il dato è in deciso e costante aumento dal 2007.
Nel 6,8% dei parti vaginali non vi è alcuna persona di fiducia accanto alla donna al momento del parto.
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