Con un investimento di 35mila euro, l’Istituto oncologico romagnolo ha donato all’ospedale di Lugo “Umberto I” un Paxman scalp cooler, un dispositivo che può evitare la caduta dei capelli alle donne in chemioterapia. L’attrezzatura sarà installata presso il Day hospital oncologico dell’ospedale e sarà utilizzata dalle pazienti di Lugo affette dal tumore al seno. L’iniziativa è stata presentata oggi dal sindaco di Lugo Davide Ranalli, dal direttore dell’Istituto oncologico romagnolo Fabrizio Miserocchi, dalla dirigente del presidio ospedaliero di Lugo Marisa Bagnoli e dal responsabile del reparto oncologia di Lugo Claudio Dazzi, il quale ha precisato: “Questa attrezzatura consente a una buona percentuale di donne in cura di evitare la parrucca”. Bagnoli ha aggiunto: “La possibilità di curare anche gli aspetti psicologici è di certo fondamentale per determinare la qualità delle cure. Ben venga quindi questa attrezzatura, che consente alle donne di subire un minor danno psicologico del decorso medico”.
Il Paxman scalp cooler è un dispositivo inventato circa vent’anni fa dalla ditta Praesidia, che combatte la caduta dei capelli causata dai trattamenti chemioterapici. Si tratta di un casco refrigerante, una cuffia in silicone morbido che mantiene la temperatura del cuoio capelluto a -4° centigradi: applicato sulla testa della paziente prima, durante e dopo la somministrazione del trattamento, induce i piccoli vasi sanguigni che irrorano il bulbo pilifero a restringersi. In questo modo, la quantità di farmaco che raggiunge il capello, e con essa gli effetti collaterali direttamente correlati, si riducono sensibilmente.
Il dispositivo ha ottenuto nel 2015 l’approvazione della Food and drugs administration, in virtù di due studi svolti negli Stati Uniti e comparsi sulla rivista specializzata Journal of the American medical association (Jama). Il dispositivo si è confermato un valido strumento per scongiurare l’alopecia: le donne sui cui è stato testato hanno presentato una probabilità di perdere i capelli minore di oltre il 50%. In Italia, i migliori risultati li ha ottenuti l’ospedale Ramazzini di Carpi, dove il casco refrigerante è stato utilizzato su 88 donne affette da neoplasia alla mammella.
L’alopecia rappresenta lo stigma più visibile legato alla chemioterapia: determina ansia e stress, oltre ad accentuare l’intensità di altri effetti collaterali comuni del trattamento, come nausea e fatica. La calvizie diviene così il segno più visibile della presenza di una malattia, sia agli occhi di chi ne soffre, sia a quelli di chi li circonda, ripercuotendosi anche sul benessere psico-emotivo della paziente. Il casco refrigerante va indossato dai 20 ai 30 minuti prima dell’inizio della chemioterapia e va tenuto durante l’arco di tutto il trattamento e per un periodo che varia tra i 45 minuti e le tre ore dopo la fine. La buona riuscita del trattamento dipende da vari fattori come le diverse reazioni soggettive, le terapie e i regimi chemioterapici a cui si viene sottoposti. La percentuale di successo oscilla tra il 55 e il 62% dei casi.
L’obiettivo dello Ior, attraverso l’acquisto del Paxman, è quello di poter migliorare la qualità della vita delle donne affette da tumore alla mammella, senza che abbiano bisogno di allontanarsi da casa per trovare soluzioni.
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