Era il 2008 quando Rudy Gatta, dopo la fine di una storia d’amore, una domenica a pranzo, mentre si alzava dalla tavola dei genitori, sentì il padre Paolo dire in dialetto romagnolo “s’è seccato il pane”. La settimana dopo, stessa scena: “Non avevo mangiato nemmeno quella volta, preso dal mio cattivo umore. Io stavo andando via e lui disse, sempre in dialetto, che ‘quando il pane è secco si vede chi ha i denti buoni’. Da quel momento iniziai a chiamarlo ‘oracolo’. Collegando quelle due frasi e notando quanto fossero metaforiche, ermetiche, quanti livelli di lettura contenessero nonostante mio padre abbia la terza elementare, mi resi conto del potere della saggezza popolare, della tradizione orale. Lui negò, di avere detto quelle cose. Ma io so che non è vero. E da quel giorno presi ad appuntarmi le sue perle“.
Ma da cosa nasce cosa. E dalle frasi Rudy Gatta ha iniziato a segnarsi le ricette e a fotografare i piatti preparati dal papà, coinvolgendo in quella che è diventata “La cucina dell’Oracolo” anche la sorella Vania, che essendo a casa in maternità una volta al giorno pubblica da un paio di settimane, su Instagram, una nuova preparazione: “La nostra scelta è molto lontana dall’impostazione di certi blog o dalla tradizione in senso stretto. A noi interessa diffondere la cucina di casa nostra, come si mangia da sempre nella nostra famiglia“. Abitando tutti vicinissimi ad Ammonite, i due fratelli sono abituati a passare almeno una volta al giorno a casa dei genitori Paolo e Anna, entrando mentre è in corso la preparazione del castagnaccio o dei tortelli di zucca: “Gli unici criteri che seguiamo – spiegano – sono quelli di fotografare togliendo una macchia dalla tovaglia o una briciola di troppo. Per il resto, tanta spontaneità e naturalezza. Le zucche, per esempio, non le usiamo certo per fare più bella la foto: ce le mangiamo“.
E il bello è che di tutta questa operazione culturale che sta avendo molto seguito (gli organizzatori della Maratona Città d’arte inseriranno la ricetta dei passatelli in brodo dell’Oracolo nei propri materiali, tradotta anche in inglese), il protagonista non sa nulla: “Nostro padre appartiene a quella generazione che non ha avuto accesso a Internet. Anche se glielo dicessimo, ci liquiderebbe in fretta, sostenendo che stiamo perdendo tempo in cavolate. Se riusciremo a pubblicare il libro delle sue ricette, come qualche editore ci ha già chiesto, probabilmente verrebbe alla presentazione con quell’espressione un po’ scettica tipica dei romagnoli, preferendo di gran lunga starsene a casa a cucinare marmellate, impastare tagliatelle o marinare il pesce”. Eppure, a rendersi disponibile per scrivere l’eventuale prefazione, è stato il giornalista Gianni Riotta, fin dall’inizio accanito fan delle sagge frasi dell’Oracolo.
A Natale sarà pronto anche il sito. E mentre Vania, contabile, sogna di trasformare la sua passione per la cucina in un lavoro, nell’Oracolo sono entrate anche alcune ricette della Repubblica Domenicana, paese d’origine del compagno: “Di affinità culinarie ce ne sono eccome, a partire dalla passione per il maiale, che viene usato in tutti i modi, e della carne in generale, dagli stufati agli arrosti”. Fatto sta che Rudy e Vania, per quanto a loro agio tra i fornelli, si considerano più che altro gli utilizzatori finali dell’arte culinaria del padre: “Da quando è in pensione lo vediamo più impegnato in quelle ricette lunghissime come i sughi, le confetture, la saba. La spremitura delle melagrane, per esempio. lo ha impegnato tutta la settimana scorsa. Scene che abbiamo visto anche da piccoli e che appartengono al nostro patrimonio. Quello vero e genuino che la gente sta molto apprezzando. E che non ha nulla a che vedere con la tendenza a mettere in vetrina gli chef stellati“.
Se dovesse scegliere un solo piatto, Rudy non avrebbe dubbi: passatelli in brodo. La sorella, invece, opterebbe per gli gnocchi al ragù. A casa loro il cibo è sarà sempre l’argomento principale: “Si parla in continuazione di cosa si è mangiato prima e di cosa si mangerà poi. Non esiste che per due giorni a fila, in tavola, ci sia la stessa cosa”.
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