Una vicenda lunga, dolorosa e controversa che si è conclusa con l’assoluzione dei genitori “perché il fatto non sussiste”, con la formula più ampia prevista dal codice di procedura penale, dunque. Si tratta della morte del piccolo Luca Monsellato, avvenuta il 20 ottobre del 2011 a Tricase, in provincia di Lecce. I genitori, che lo curavano con l’omeopatia, erano accusati di omicidio colposo ma il tribunale di Lecce ha stabilita che non c’è alcuna relazione con le tisane e gli altri rimedi ‘alternativi’ e il decesso del piccolo. A ucciderlo è stata una broncopolmonite fulminante che andò a peggiorare un quadro clinico già delicato, dato che il piccolo probabilmente soffriva di una malattia genetica incurabile. Questo è quello che hanno potuto accertare i giudici, come riferiscono i media locali.
Quel 20 ottobre 2011 Luca, 4 anni, arrivò all’ospedale salentino già morto e con ecchimosi alle gambe, smagrito e debole a causa di un’influenza con complicazioni gastrointestinali che durava da giorni. Il piccolo, come è emerso dal dibattimento, era seguito da un pediatra ma la vicenda aveva suscitato particolare scalpore perché il padre il dottor Luigi Marcello Monsellato, è omeopata e presidente onorario dell’Amos, accademia nazionale di medicina omeosinergetica, e lavora prevalentemente a Lecce e a Ferrara. Le indagini dell’epoca avevano suggerito che il piccolo fosse morto a causa di cure omeopatiche ritenute inadeguate per curare l’influenza ma successivi approfondimenti hanno fatto emergere un altro quadro, al punto che nel novembre 2015 fu lo stesso pubblico ministero a chiedere l’archiviazione della posizione dei genitori. Il giudice per le indagini preliminari invece non era convinto di tale soluzione e dispose l’imputazione coatta e il rinvio a giudizio.
Per il magistrato c’era una relazione di causa-effetto fra la cura omeopatica utilizzata dai genitori – o, meglio, fra la mancanza di cure ‘tradizionali’ – e la morte del bambino. Precedentemente anche tre medici dell’ospedale erano stati accusati di omicidio colposo, dal momento che i genitori del piccolo Luca avevano dichiarato che loro figlio era ancora vivo quando era giunto in ospedale e che era stata tentata disperatamente una rianimazione per circa un’ora ma senza risultati. Adesso la sentenza del tribunale di Lecce libera i genitori da qualsiasi responsabilità.
In questo articolo ci sono 0 commenti
Commenta