E’ una di quelle storie drammatiche ma senz’altro da raccontare perché danno speranze e aiutano anche nei momenti più difficili. Una vicenda che fa riflettere e da divulgare per dare un sostegno morale a tutte quelle persone che stanno lottando con qualcosa che, al momento pare invincibile ma che non solo può essere sconfitto, debellato, e sepolto per sempre ma anche superato, ‘oltrepassato’ grazie alla gioia più intensa: quella di diventare mamma. E farlo dopo aver avuto un tumore è qualcosa di immensamente grande.
E’ quello che è capitato a Samantha Vincenzi, 31 anni, la cui storia è stata raccontata dall’Ansa in collaborazione con l’Aiom, l’associazione italiana di oncologia medica. Una vita normale, la discesa verso il buio e poi la luce: a fine febbraio 2014, nel giro di pochi minuti è cambiato tutto: “La febbre a 40 gradi, la corsa al pronto soccorso, il ricovero per sospetta polmonite, l’ingrossamento del linfonodo del collo, quindi la biopsia – racconta Samantha all’agenzia di stampa -. Solo dopo 20 giorni di ricovero e accertamenti, all’ospedale San Camillo di Roma, mi hanno comunicato la diagnosi, che sembrava quasi una sentenza di morte. E’ stata mia madre a dirmelo: ‘Samantha, hai un linfoma di Hodgkin in stato avanzato. Devi fare le terapie quelle brutte'”.
Tutto era cominciato qualche settimana prima con dimagrimento, tosse secca, prurito alle gambe, mal di stomaco. la prima diagnosi dei medici non era stata allarmante: “E’ solo stress, affaticamento, con un po’ di riposo passerà”, le avevano detto. Prima di cominciare la chemioterapia Samantha ha la forza di pensare al futuro, non vuole compromettere la possibilità di diventare madre e così si rivolge all’associazione Gemme Dormienti: “Ho scoperto che potevo prendere un farmaco (enantone) che mette a riposo le ovaie, perché non c’era tempo di fare la crioconservazione dei gameti o il prelievo del tessuto ovarico, tecniche di preservazione della fertilità che prevedono tempi più lunghi”. Poi c’è stata la battaglia più dura con cicli di chemioterapia sempre più aggressivi. Terminata con successo la cura, Samantha e il compagno Daniele pensano ad una cosa sola: a diventare genitori. A maggio 2016 Samantha ha un ritardo nel ciclo e scopre di essere incinta. “‘Siete stati incoscienti, dovevate aspettare’, mi hanno detto medici e familiari, ma io l’ho presa come un dono”. Un dono che dopo nove mesi di una gravidanza senza complicazioni ha avuto un nome appropriato: “Perla è nata il 17 gennaio 2017 e il suo nome lo abbiamo scelto perché è stato un dono raro, inaspettato e prezioso, che molte donne nelle mie stesse condizioni non sono riuscite ad avere”.
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