Silvia Martorana
Silvia Martorana

Nove anni fa Silvia Martorana ha scoperto di aspettare due gemelli al lavoro, durante una minaccia d’aborto. Il suo contratto sarebbe scaduto di lì a qualche settimana. E non si immaginava che non sarebbe mai stato rinnovato. Quarant’anni, riminese, grafico pubblicitario, Silvia era dipendente da un paio d’anni di una cooperativa che lavora all’interno dell’ospedale: “Durante il colloquio avevo fatto presente che, soffrendo di una malattia immunitaria, non posso stare in luoghi umidi, perché svengo. Prima di sapere della gravidanza, però, mi avevano spostato in un posto dove ero svenuta. Episodio dopo il quale avevo chiesto di essere visitata dal medico del lavoro, che aveva comunicato all’azienda la urgente necessità di spostarmi in luoghi più secchi. Quel fax, a detta della mia titolare, non è mai arrivato”.

Di trattamenti poco gentili, insomma, Silvia ne aveva già subiti, anche se non si aspettava di non essere riconfermata: “Oltretutto, a causa di altre minacce d’aborto, sono dovuta rimanere a casa subito, con il risultato che sono riuscita a prendere solo la maternità obbligatoria”. Silvia, però, non si è persa d’animo. Nonostante le difficoltà gestionali dell’accudire due gemelli, nonostante quando avessero nove mesi il suo compagno sia partito per quasi un anno per frequentare il corso preparatorio del concorso per entrare nei Vigili del fuoco (dove ora ha il posto fisso), nonostante diversi problemi di salute del maschietto, Silvia si è rimboccata le maniche: “Cucire mi è sempre piaciuto. Già durante la gravidanza, siccome avevamo diverse difficoltà economiche e non potevamo permetterci di comprare tutto quello che occorreva ai bambini, mi ero messa a confezionare il corredino. Quando i bambini erano piccoli, poi, cercavo di trovare il tempo per guardare i tutorial su Youtube e con i primi bavaglini e le prime berrette che riuscivo a vendere dalla parrucchiera o sui gruppi Facebook di mamme, mi compravo poco a poco le macchine: ricamatrici, taglia-feltro, plotter”.

Fino a che, dopo un anno e mezzo, l’attività di Silvia, “Twins Creation”, è diventata una cosa seria: “Ho il mio laboratorio nella cantina di casa e, forse perché sono stata una delle prime, mi sono fatta un bel giro di clienti grazie ai mercatini. Certo non è facile farsi lo stipendio. Sarebbe molto più semplice avere un lavoro stabile, anche part-time e pagato poco e tenermi il cucito come hobby”. Rispetto al precedente lavoro, però, Silvia ha deciso di non fare causa: “Non me la sono sentita, anche se ho subito un trattamento indicibile. In certi ambienti il profilo ideale della lavoratrice è una donna sotto i quarant’anni, senza figli o con figli grandi, possibilmente alla canna del gas così da poterla trattare come si vuole. Sola e con due gemelli piccoli, chi mi avrebbe assunta?”.