
La mamma era affetta dal virus Zika ma il figlio è nato sano, senza alcuna complicazione. Ha evitato la temuta microcefalia, la patologia fortemente invalidante che ha colpito migliaia di feti in Brasile e in tutto il Sud America dove è stato dichiarato lo stato di emergenza. E’ successo al policlinico San Matteo di Pavia, centro di eccellenza per la diagnosi dall’infezione da Zika e di altri virus. Una struttura all’avanguardia al punto che, come rivelano i medici stessi sono in tutto 19 le persone seguite nell’ultimo anno per essere risultate positive al virus Zika, su meno di un centinaio di casi sospetti analizzati. Il piccolo è stato chiamato Matteo, proprio in onore alla struttura lombarda.
Dei 19 pazienti del San Matteo quattro sono donne in gravidanza, due delle quali hanno avuto un responso confortante dalle analisi prenatali: i risultati sono negativi e la grande paura pare passata, una era la madre del piccolo Matteo e per l’ultima bisogna attendere l’esito degli esami. Diciotto su 19 avevano viaggiato in America centrale, Sud America e Caraibi mentre una donna era stata infettata dal marito di ritorno da un viaggio nei Paesi tropicali.
Piero Marone, direttore della Medicina di laboratorio e della Microbiologia e virologia del policlinico San Matteo, ha spiegato al quotidiano Il Giorno che sul virus Zika la ricerca deve ancora spiegare molte cose come “tutte le modalità di trasmissione” e “le reali conseguenze. Si sa che viene trasmesso attraverso la puntura della zanzara di tipo Aedes, ma non si conosce ancora l’eventuale trasmissione tramite la zanzara tigre. E si sa anche che il virus si diffonde per via sessuale, attraverso il seme dell’uomo. E si può trasmettere dalla madre al feto, causando gravi compromissioni nello sviluppo fetale, soprattutto nei primi mesi della gravidanza”.
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