“Le vostre case hanno corpi specializzati di polizia per tenere fuori i mariti insistenti?”. “Che cosa dite ai bambini riguardo al fatto che le loro mamme non li possono accompagnare a scuola?”. “Siete mai state denunciate dai mariti delle donne venute da voi?”. Sono solo alcune delle domande che le formatrici di Linea Rosa hanno ricevuto, via WhatsApp e in forma anonima, dagli studenti e dalle studentesse dell’Istituto Agrario di Cesena quando sono andate a scuola a raccontare l’attività che l’associazione ravennate presieduta da Alessandra Bagnara svolge nel contrasto alla violenza sulle donne.
La novità sta nel fatto che gli anni scorsi, quando le operatrici organizzavano lo stesso tipo di incontri alle superiori (magari con platee formate da più classi alla volta) era difficile, se non impossibile, che domande, dubbi e curiosità dei ragazzi e delle ragazze emergessero: “L’ostacolo più grande – ha spiegato Francesca Impellizzeri, operatrice dell’associazione, durante il convegno di sabato scorso a Ravenna “Il Pluriverso di genere” – è sempre stato quello di stimolare la riflessione. Un po’ per paura e timidezza, la partecipazione è sempre stata scarsa. Chi interveniva, magari, lo faceva per compiacere i professori o farsi notare, senza una vera libertà espressiva”.
E così, a Linea Rosa, hanno pensato di ricorrere a uno degli strumenti più utilizzati dai giovani, lanciando il progetto “Cellulare ammesso. Confronto istantaneo mediante WhatsApp”: “Al contrario delle attività didattiche classiche dove lo smartphone è bandito, noi abbiamo pensato di reintrodurlo per fare emergere in tempo reale, durante la nostra presentazione, interrogativi e perplessità. Un modo per accogliere tutti i punti di vista e fare interagire tutti i soggetti coinvolti”.
Tecnicamente, Linea Rosa ha prima raccolto i numeri di telefono in forma anonima e poi, usando Whatsapp web, ha sincronizzato il telefono di servizio usato per il progetto con il sito, proiettando il gruppo Whatsapp con l’ausilio del proiettore.E le domande hanno iniziato ad arrivare subito: “I ragazzi e le ragazze si sono eccitati quando hanno saputo di poter usare il cellulare. Consentirlo, secondo noi, è stato anche un modo per responsabilizzarli a un uso opportuno dello strumento”. E la mattinata non poteva che concludersi con qualche messaggino in linea con i tempi e con il progetto, come #linearosathebest.
“Siamo soddisfatte, questo metodo ha funzionato – ha concluso Impellizzeri – e vorremmo utilizzarlo anche in altri ambiti”.
abbiamo prima raccolto i numeri di telefono in forma anonima e poi abbiamo usato whatsapp web, sincronizzando il telefono di servizio- che usiamo per questo progetto -con il sito e abbiamo proiettato il gruppo whatsapp con l’ausilio del proiettore.
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