Si tratta di un caso limite ma che induce a una qualche riflessione in materia di vaccini. La vicenda si svolge a Greve in Chianti, in provincia di Firenze e la protagonista è Lia, una bambina di sei anni che a due è stata colpita da una grave forma di mononucleosi infettiva. Come racconta il quotidiano Il Corriere della Sera, quell’episodio scatenò un’encefalite talmente grave da mettere in pericolo la vita della piccola.
Lia, che come principale conseguenza della malattia ha un’immunodeficienza più marcata rispetto agli altri bambini, è iscritta alla prima elementare della scuola Domenico Giuliotti ma non frequenta l’istituto per motivi di salute. Infatti molti bambini della sua classe (otto su diciotto) non sono vaccinati e potrebbero contagiarla qualora fossero colpiti da una malattia esantematica. Considerato il problema di immunodeficienza di Lia e che la piccola, paradossalmente, non può essere vaccinata nonostante la volontà dei genitori perché i medici sono del parere contrario vista la sua situazione, non se ne esce. La scuola sta valutando alcune soluzioni tra le quali la proposta di fare studiare a casa Lia ma il padre e la madre, comprensibilmente, vogliono una vita il più possibile ‘normale’ per la loro figlia.
Per fortuna, secondo i medici dell’ospedale Meyer di Firenze che le hanno salvato la vita e che l’hanno in cura, con la crescita l’immunodeficienza dovrebbe regredire. Già, ma lo studio?
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