La bambola Down fa polemica. Ma il blogger in carrozzina la difende

Circolano da giorni su Facebook commenti negativi intorno all’esposizione sullo scaffale di un un centro commerciale della bambola “Baby Down”, descritta sulla confezione come “gioco per l’integrazione sociale”.

“Senza parole. Che tristezza”. “Dove andremo a finire?”. “Dovevano chiamarla baby Priscilla, Rosalba o Maria”. Queste alcune delle reazioni raccolte sui social. Davanti alla polemica si è fatto alcune domande anche Iacopo Melio, il blogger che Romagna Mamma aveva intervistato in merito alla campagna #voglioprendereiltreno.

downSecondo Melio, chiamare un gioco “Bambola Down”, non è una mossa di mercato intelligente perché nessuna persona è la propria malattia: “Non siamo diabetici, cardiopatici, ciechi o sordi. Siamo Paolo, Francesca, Luca e Ginevra. Siamo solari, lunatici, intelligenti, egoisti, affettuosi o stronzi”. Affermare di voler integrare le persone che hanno una certa disabilità sottolineando in che cosa consiste la loro disabilità è – quindi – sicuramente “un passo falso”.

Detto questo, però, per Melio è giusto tentare la strada dell’integrazione anche attraverso un bambolotto: “Sono stati inventati i Ciccio bello con la pelle scura e le Barbie in sedia a rotelle, non vedo perché dovrebbe essere amorale proporre una bambola con tratti somatici che indichino una diversa diversità”.

Per il blogger, poi, tanto di cappello al fatto che, nella confezione, ci sono alcuni semplici indicazioni sulle attività più indicate per stimolare le capacità sensoriali e intellettive dei bambini con sindrome di Down. E ben venga anche il fatto che il ricavato della vendita della bambola andrà a sostenere le attività della cooperativa “Il Martin Pescatore” che si è occupata della sua distribuzione, e a finanziare altre due associazioni di familiari di persone con disabilità genetica (“Retinite pigmentosa Emilia-Romagna” e il “Centro Emiliano problemi sociali per la Trisomia 21” di Bologna).

E voi, che cosa ne pensate?

Qui il sito di Iacopo Melio

In questo articolo ci sono 0 commenti

Commenta

g