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Una delle creazioni di “Baby Quack”

Lo scorso luglio, quando Chiara Tamburini sarebbe dovuta rientrare dalla seconda maternità, l’azienda per cui lavora da otto anni come modellista di alta moda vicino a Faenza le ha dato l’alt: meglio usufruire delle ferie accumulate, anche dei permessi magari. Perché gli affari non vanno più come dovrebbero e la cassa integrazione è alle porte. Mamma di Daphne, quattro anni e Vincent, un anno e mezzo, Chiara ha reagito allo sconforto comprandosi una macchina da cucire: “All’inizio lo facevo per non pensare al lavoro che mi stava venendo a mancare, per distrarmi e rilassarmi”. Ma poi, da cosa nasce cosa: un’amica fotografa, Monica Ceroni, le ha proposto qualche scatto. E ha cominciato a far vedere in giro le sue creazioni.

Poco a poco, l’hobby di Chiara è diventato un lavoretto. Le mamme hanno iniziato a chiamarla per chiederle di confezionare berrette e gilet, qualche negozio ha iniziato ad acquistare le sue produzioni: “In casa mi sono ritagliata un angolo per lavorare, sempre spinta dall’idea che è bello creare un abito di valore, che non si rovini al secondo lavaggio, che resti nel tempo e si possa passare a fratelli e cugini”. Chiara è arrivata così a creare un suo proprio marchio, “Baby Quack”, prendendo spunto dagli anatroccoli di cui è tanto innamorata sua figlia.

Chiara Tamburini
Chiara Tamburini

La motivazione, però, non fa sempre rima con affari: “La garanzia dello stipendio, lavorando in questo modo, non c’è. Ero abituata a timbrare il cartellino, a lavorare le mie ore e poi a tornare a casa lasciando i problemi in azienda. Adesso le preoccupazioni sono tante, soprattutto perché ho due figli”. Ma Chiara, dalla sua, ha la giovane età (ha solo 26 anni) e un marito che l’ha spronata da subito a intraprendere la nuova avventura: “Lui è davvero il cuore della faccenda, quello che decide i prezzi dei vestiti, impedendomi ogni volta di abbassarli troppo, come tendo a fare io. Tutta la mia famiglia mi ha davvero dato la spinta per imbarcarmi in questo progetto, compresa Daphne che si è prestata a farsi fotografare per il catalogo”.

Non è tutto oro, però, quello che luccica: “Il mio sogno è aprire un negozio mio. Nel frattempo ho continuato a fare colloqui a destra e a manca, compreso per alcune ditte di pulizia. Il fatto di avere due bambini piccoli, però, fa da ostacolo: le mamme sono sempre viste come quelle piene di problemi, non come risorse dalle grandi capacità organizzative”. E così, Chiara continua a svegliarsi la notte per fare un disegno che le viene in mente o a riempire la casa di post-it per ricordarsi quel nuovo tessuto da provare: “La testa non è mai sgombera. Il lato bello della medaglia è che riesco sempre ad andare a prendere i miei figli dal nido e dalla materna. Se avessi continuato a lavorare per l’azienda in cui sono ancora assunta, non sarebbe stato possibile: quando rientri dalla maternità ti guardano come quella che è stata un anno in vacanza. E pretendono subito massima disponibilità”.