Mamme a quarant’anni: “Ecco tutti i pro e i contro”

$_10Più preparate, più consapevoli, con un livello culturale più alto. Ma anche più stanche, meno leggere di testa, più a rischio rispetto a certe patologie. Sono le mamme descritte dalla giornalista Valeria Cudini insieme alla ginecologa Alessandra Graziottin nel libro “Mamma a quarant’anni” (Giunti Demetra) che oltre a centrare un tema attualissimo e sotto gli occhi di tutti – le maternità “tardive” – funge da guida per una scelta che, data l’età, va fatta secondo l’autrice con una cognizione di causa maggiore.
Valeria, perché si decide di fare un figlio quando l’orologio biologico ci avverte che non c’è rimasto più così tanto tempo?
“Nelle storie che ho raccolto, le motivazioni sono le più varie: alcune rimandano la maternità perché danno priorità allo studio, alla carriera e alla stabilità lavorativa. Altre perché non sentono di avere le condizioni affettive ed economiche per fare il grande passo. Ma c’è che chi, semplicemente, non sente fino si quarant’anni il desiderio e l’istinto di fare un figlio”.
Questo posticipare porta a una sottovalutazione del rischi che ci sono nel fare un figlio tardi?
“Sì, assolutamente. Oggi ci si sente giovani e in forma ben oltre i quarant’anni ma in questo modo si rischia di autoingannarsi perché gli ovociti invecchiano lo stesso, rendendo più difficile il concepimento. Si pensa che, nel momento esatto in cui si deciderà di diventare madri, il figlio arriverà. Un senso di onnipotenza che si scontra contro i limiti della natura”.
L’Italia è uno dei Paesi in cui si fanno i figli poi tardi. Una tendenza destinata a peggiorare?
“Purtroppo sì. L’illusione della salute e del benessere anche in tarda età, aggiunta ai progressi delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, non contribuiranno ad anticipare la scelta della maternità”.
I figli fatti dopo i quaranta sono sempre fonti di soddisfazione e felicità?
“No. Senza contare le fatiche, le sofferenze e le frustrazioni di chi affronta la Pma, ci sono donne che a quarant’anni fanno un bilancio negativo della propria vita e pensano che un figlio possa essere una sorta di risarcimento delle proprie delusioni. Il bambino, in questo caso, sarà un bambino considerato prima che nasca riparativo. Il che può essere parecchio rischioso per la sua gestione e non solo”.
Sul fronte della salute, invece, che cosa significare arrivare alla maternità in ritardo?
“Significa avere il 40% di probabilità  che il bambino abbia la sindrome di Down. Significa anche poter soffrire di ipertensione e diabete gestazione o avere conseguenze post-parto sul piano fisico. Significa andare incontro con molte probabilità a un parto cesareo. Ci vuole, senza dubbio, un occhio più attento”.
C’è, nei confronti delle donne quarantenni, una sorta di condizionamento sociale esterno che le fa quasi sentire inadeguate o sbagliate se non fanno figli?
“Credo che rispetto a vent’anni fa siano stati fatti molti passi in avanti. Io stessa, per motivi personali, non ho figli. Ma non mi sono mai sentita meno affermata perché il giudizio di fuori me lo faceva percepire. Semmai, invece, mi sono sentita menomata per motivi interni”.

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