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Stefano Russo ed Elena Biondi

Stefano Russo fa il buttafuori da vent’anni. E sa benissimo che faccia ha un ragazzo che ha abusato di droghe. La paura di vedere suo figlio Nicola, tredici anni, in quelle condizioni, fa novanta. Perché “quando ci sei nel mezzo, certe cose fanno davvero un brutto effetto”. Insieme alla moglie Elena Biondi, con cui ha anche un bimbo di quattro anni, Diego, dopo la morte del sedicenne Lamberto Lucaccioni avvenuta la scorsa estate al Cocoricò di Riccione, ha avuto un’illuminazione: dar vita a un progetto di prevenzione dedicato ai ragazzi e alle ragazze dalle medie alle superiori.

“Strafatti di vita…non di droga” è il nome che hanno dato al loro progetto, lo stesso che ha esordito a Ravenna, la loro città, un mese fa. Con un incontro che ha chiamato a raccolta anche Giorgia Benusiglio, che qualche anno fa ha rischiato la vita per aver preso mezza pasticca di ecstasy, e la Fondazione Pesciolinorosso di Gianpietro Ghidini, il papà del 16enne che due anni fa morì buttandosi nel fiume dopo aver assunto droghe.

Il 2 marzo prossimo – mancano solo gli ultimi dettagli – i 900 alunni dell’Istituto alberghiero riempiranno il palazzetto di Cervia per andare ad ascoltare le testimonianze di chi, direttamente o come genitore, la droga l’ha vista negli occhi. Intanto, Elena e Stefano stanno prendendo contatti con i diversi Istituti comprensivi della provincia per far capire a presidi e insegnanti che non è mai troppo presto per iniziare a parlare ai più piccoli dei rischi e dei danni delle droghe: “Da parte degli adulti – spiega Elena – notiamo a volte qualche ritrosia: la paura è che, introducendo l’argomento, si possa creare nei giovani curiosità rispetto al consumo di droghe. Noi siamo convinti del contrario: è solo parlandone ed eliminando il tabù che si può fare una prevenzione seria e costruttiva”.

Stefano ed Elena, con Nicola, hanno iniziato a trattare l’argomento molto in anticipo rispetto ai tempi canonici: “A causa del mestiere di mio marito, in casa nostra c’è sempre stata un’attenzione specifica intorno al fenomeno e anche un linguaggio preciso per affrontarlo. Non è semplice farlo, questo è innegabile: ma la complessità del tema non deve giustificare i genitori“.

Elena e Stefano non puntano solo alla teoria e ai giri di parole. Le testimonianze pratiche, infatti, sono uno dei punti forti del progetto: “Nel nostro gruppo abbiamo chiamato anche Luca, un ragazzo di 18 anni di Ravenna che dai 12 ai 17 anni ha fatto uso di droghe, iniziando dalle canne e finendo all’eroina. Non possiamo cerro considerarlo fuori del tutto: ecco perché abbiamo pensato di dargli questa opportunità. Crediamo che il suo racconto possa essere prezioso e utile agli altri, ma anche un’occasione per lui per avere più motivazione a stare fuori dal giro”.

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