
Arrivare al parto senza essersi mai accorte di essere incinte. Per chi ha avuto una gravidanza “tradizionale”, sembra la trama di una leggenda. Eppure la cronaca riporta a volte casi di donne che realizzano solo al momento delle contrazioni di avere, dentro di sé, un bambino. Non ultimo quello successo in provincia di Ancona. Abbiamo allora chiesto a Oriana Gasperoni, vicepresidente del Collegio delle ostetriche della provincia di Ravenna, se è davvero possibile che ci si possa rendere conto di essere in procinto di diventare mamme quando è già ora di partorire: “La possibilità che una donna scopra di essere in ‘dolce attesa’ solo al momento del travaglio è un argomento curioso e aneddotico, scambiato spesso per una invenzione dei media o di leggende metropolitane. Purtroppo i fatti di cronaca ci mostrano che non è poi così impossibile e alcuni colleghi professionisti, sia ginecologi che ostetriche, raccontano di essersi trovati di fronte all’impensabile annuncio: ‘Lei non è malata ….sta per diventare madre!'”.
Sembra però impossibile che una donna in età fertile possa raggiungere epoche di gestazione avanzata senza avere coscienza del proprio stato gravidico:”Il corpo della gestante subisce infatti profondi cambiamenti nel corso della gravidanza, tanto che risulta difficile riuscire a credere che la donna stessa possa esserne ignara. Ma è certo che non tutte le donne hanno uguale consapevolezza del proprio corpo e della propria sfera riproduttiva. Il ciclo mestruale ci ricorda mensilmente la mancata gravidanza, ma alcune patologie legate a irregolarità mestruali o a disequlibri endocrinologici possono mascherare uno stato di amenorrea prolungato, specialmente in quelle donne che per cui il sanguinamento mestruale non è un immancabile appuntamento mensile, ma un evento sporadico durante l’anno solare”.
Non solo: “Anche il soma della paziente può mascherare la crescita dell’addome gravidico, in particolare nelle donne con un indice di massa corporea importante e una circonferenza addominale particolarmente pronunciata; inoltre in queste stesse donne è possibile che le modificazioni della gravidanza mimino uno stato di salute già affaticato a causa delle presenza di comorbidità”.
Questo, però, non “giustifica” tutto: “Se escludiamo la presenza di patologie psichiatriche, rimane comunque molto difficile accettare che numerosi mesi di gestazione possano passare inosservati alla portatrice. Tuttavia molti di noi hanno sentito storie aneddotiche a tal proposito o si sono ritrovati a gestire una gravida in epoche tardive che giustificava il suo ritardo nel rivolgersi ai servizi con la candida frase ‘ho scoperto tardi la gravidanza’. Scuse o realtà, sicuramente anche la psiche svolge un ruolo fondamentale nel giustificare la clinica avvertita dalla paziente con motivazioni pseudo-razionali, attribuendo i sintomi ad altri organi o disturbi (altrimenti, come si potrebbe misconoscere la vivace motilità di un feto prossimo al termine?)”.
E qui interviene l’importanza del ruolo del personale sanitario, che “ha il compito di promuovere la conoscenza del corpo e della sfera riproduttiva in tutte le donne e permettere alla donna, in tutte le fasi dello sviluppo, di operare una scelta consapevole nei confronti della maternità, accompagnando anche chi, in epoche avanzate, chiede il nostro contributo per affrontare novità quantomeno sconvolgenti”.
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