Laboratorio di porno alla Casa delle donne, scoppia la polemica

porno“Vuoi riappropriarti della visione di te stessa come soggetto carnale?”. Inizia così l’invito di Slavina, performer e autrice del blog Malapecora, a “Io Porno”, il laboratorio di autoproduzione pornografica per donne, lesbiche e trans che si è tenuto sabato scorso al Centro delle Donne di Bologna.

Laboratorio pagato, in realtà, dal Comune di Bologna. Il Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne, che l’associazione Orlando gestisce da anni in convenzione con l’amministrazione comunale, ha ricevuto infatti quest’anno un finanziamento di 56mila euro da impiegare nelle attività a sostegno del pensiero e del protagonismo femminile nella società.

Ma molti, davanti alla proposta, hanno storto il naso. Come Valentina Castaldini, consigliera comunale del gruppo “Insieme per Bologna”, che sul proprio profilo Facebook ha scritto così: “La Casa delle donne fa tante attività per contrastare la violenza nei confronti delle donne. Bene, è il suo compito, ed è il motivo per cui ha ottenuto quella convenzione. Il laboratorio ‘Io porno a Bologna’ non ha bisogno di un mio commento, basta rileggere almeno due volte lo scopo del laboratorio.  Credo fortemente ci sia invece la necessità di smettere di dare per scontato che nell’ambito di convenzioni superconsolidate si possa fare quello che si vuole. Per semplificare, se qualcuno ti ama da molti anni, non dare per scontato che ti ami per sempre se non gli dai ottime ragioni per farlo”.

Ma Giulia Gozzi, responsabile eventi del Centro, al Corriere della Sera ha spiegato che il laboratorio sul porno non avrebbe avuto nulla di scabroso se ci si fosse fermati a pensare che il desiderio e il piacere sessuale sono cose normali, fatti sociali come molti altri. Secondo Gozzi la pornografia è ancora appannaggio degli uomini. Rimetterla in mano alle donne significa compiere una battaglia femminista.

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