La metà degli italiani mangia cibi scaduti: non conosce le etichette

Da consumarsi preferibilmente entro o da consumarsi entro: diciture che indicano due cose differenti rispetto alle scadenze. Solo nel primo caso, infatti, la data di scadenza indica la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà organolettiche e gustative, o nutrizionali specifiche in adeguate condizioni di conservazione, senza con questo comportare rischi per la salute in caso di superamento seppur limitato della stessa.

Un incontro per parlare di consumo critico e consapevole

Diverso invece il caso della dicitura ‘da consumarsi entro’ che indica che la data di consumo non deve essere superata altrimenti ci si può esporre a rischi per la salute. Si applica ai prodotti preconfezionati, rapidamente deperibili come il latte fresco (7 giorni) e le uova (28 giorni). E’ indicata dal giorno, il mese ed eventualmente l’anno e vale indicativamente per tutti i prodotti con una durabilità non superiore a 30 giorni.

Ma come si comportano i consumatori con le etichette? Lo rivela un’indagine di Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro del settembre 2015: il 55% degli italiani mangia gli alimenti oltre il limite di tempo indicato nelle confezione se la stessa non è danneggiata e se il prodotto sembra comunque in buono stato. Tra quelli citati ad esempio c’è il caso degli spaghetti, consumati oltre la data di scadenza dal 70% degli intervistati.

Non tutti conoscono la differenza di significato tra le due diciture in etichetta. Anzi, nel caso della dicitura ‘consumarsi entro’ il 20% ritiene che si possa mangiare lo stesso un prodotto purché in buone condizioni.

Occhio, dunque, a non sbagliare.

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