La disperazione di papà Silvio: “Aiutatemi a far morire mia figlia come si deve”

Silvio Lombardini, disperato perché la figlia di sei anni e mezza, malata di un grave tumore, viene trattenuta in Ucraina dalla madre
Silvio Lombardini, disperato perché la figlia di sei anni e mezzo, malata di un grave tumore, viene trattenuta in Ucraina dalla madre

L’ultima volta che l’ha vista è stata una settimana fa: pallida, senza capelli, dimagrita, con un occhio che sembrava uscire di fuori e molto sangue in faccia. Silvio Lombardini, 58 anni, allevatore di galline di Gambettola, dall’ospedale oncologico di Kiev, dove la sua bambina Lunà, sei anni e mezzo, è ricoverata da quando la madre, una 51enne ucraina, la trattiene, sarebbe voluto uscire con la figlia in braccio. Ma bisogna aspettare i tempi della giustizia, in particolare la data dell’udienza che deciderà se ci sono le condizioni per il rimpatrio forzato della piccola, alla quale i medici del “Bufalini” di Cesena, cinque anni fa, hanno diagnosticato un neuroblastoma surrenale che i diversi interventi chirurgici e i molti cicli di chemioterapia effettuati non sono riusciti a sconfiggere.
Silvio, che cosa vorrebbe, in questo momento, per sua figlia?
“Che potesse essere seguita come si deve nel tempo che le resta da vivere. Non ci sono speranze che si salvi ma vorrei almeno poterla accompagnare in maniera dignitosa alla fine. Le condizioni dell’ospedale in cui è ricoverata sono vergognose: sporcizia ovunque, il palo della flebo pieno di ruggine, la macchina per le infusioni abbandonata sul comodino, materassi sporchi di urina. Mia figlia si fa le dosi di chemio da sola, il cibo e le lenzuola glieli portano da casa. La stanno torturando: in Italia, almeno, la porterei al ‘Gaslini’ di Genova”.
In che rapporti è con la sua compagna?
“Pessimi. La stavo per lasciare quando mi annunciò la gravidanza. Quando nacque la bambina smise di lavorare come badante e la assunsi prima come colf, poi come dipendente della mia azienda. Ma non lavorava praticamente mai. Poi è iniziato il calvario della malattia di Lunà e in questi anni, tra ospedali e operazioni, non mi ha mai lasciato un minuto da sola con lei. L’ultima volta che è tornata a casa con la bambina ho capito che non sarebbe tornata da come aveva sgombrato casa. Aveva un piano ed è riuscita a metterlo in atto”.
Dove è stata seguita, in questi anni, Lunà?
“Prima al Sant’Orsola, dove hanno tentato di togliere il tumore il laparatomia. Niente da fare. Dopo qualche mese stava molto male e le hanno diagnosticato un’occlusione intestinale che ha reso necessario un secondo intervento. Nel marzo 2011, altra operazione: i medici sono riusciti ad eliminare l’80% della massa tumorale, in seguito al quale Lunà è stata sottoposta ad altri due cicli di chemio. Ma oltre all’aggressività del neuroblastoma, le è stata scoperta una malattia genetica, la sindrome di Sotos. A giugno dello scorso anno il cancro si era diffuso a livello osseo e l’hanno bombardata di nuovo con la chemio: nove cicli pesantissimi. Siamo tornati anche a Cesena, dove hanno provato l’impossibile. Ma in maggio ci hanno comunicato che non sarebbe guarita”.
Che cosa avete deciso, in quel momento?
“Di farle fare una chemio di contenimento ogni venti giorni, che le avrebbe consentito di rallentare il corso della malattia. Ma poi sua madre l’ha portata via e il percorso si è interrotto: non so nemmeno quanto tempo le resti da vivere”.
Teme che il tempo stringa?
“Non c’è più tempo da perdere. Putroppo le vie della giustizia sono lente. E le istituzioni non ci sentono. Anche tra amici e conoscenti, l’indignazione non porta a nulla: nessuno si muove. Vorrei un incontro con il presidente della Repubblica: è l’ultima spiaggia. Solo andando a bussare ai palazzi della politica posso sperare di riuscire a riportare a casa Lunà. Si parla sempre delle mamme che soffrono, mai dei papà. Io sono un uomo disperato, privato della mia bambina in fin di vita”.

Qui la pagina Facebook aperta da Lombardini per lanciare il suo accorato appello.

In questo articolo ci sono 2 commenti

Commenti:

  1. Grazie silvia per l’ articolo non riesco a scrivere perche sto’ piangendo.questi politici pensono solo a se stessi e non ad una bimba che sta morendo in un paese straniero.fate qualcosa maledizione.

  2. Ciao silvia e grazie di cuore anche da parte di Luna’.non riesco nemmeno a scrivere perche’ sto’ piangendo.nessuno potra’ comprendere il mio dolore e la mia rabbia perche’ le istituzione sono sorde e cieche ma un po’ di umanita’ e un po’ di cuore non ce l’ anno questi miserabili.chiunque puo mi aiuti o almeno aiuti la mia bimba che sta morendo trattenuta illegalmente in un paese straniero.grazie a tutti coloro che mi potranno aiutare.

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