C’è un vuoto da colmare. Un errore a cui si può rimediare facilmente: è sufficiente che il governo aggiorni qualche documento e tutto si sarà risolto. A quel punto basterà un test da pochi centesimi per salvare la vita a tanti bambini. La procedura, unica al mondo, è stata messa a punto dall’ospedale pediatrico Meyer di Firenze e riguarda la diagnosi precoce delle immunodeficienze primitive (Scid), malattie congenite rare che colpiscono il sistema immunitario e si manifestano con la tendenza a contrarre infezioni frequenti e particolarmente gravi che portano alla morte, di solito entro i primi due anni di vita.
La prevenzione, quindi, è fondamentale. E per niente costosa. Nonostante questo però i test del Meyer non sono stati inseriti nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, le prestazioni e i servizi cioè che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento del ticket. In alcune zone d’Italia, invece, la procedura è in atto e funziona regolarmente: a questi test, eseguiti con spettrometria di massa, vengono sottoposti in Toscana già da tempo circa 30mila neonati l’anno e recentemente lo screening – come spiega Chiara Azzari, direttore clinica pediatrica II dell’Università di Firenze, Meyer – è stato esteso “a tutte le immunodeficienze congenite attraverso un metodo che utilizza sia la spettrometria di massa che la biologia molecolare, arrivando ad individuare il 95% delle Scid”. Adesso è il ministero della Salute a dover fare il prossimo passo. Sempre che, in tempi bui come questi, non decida invece di risparmiare.
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