Saranno al 90 per cento biologici i pasti dei bambini nelle scuole pubbliche di Bologna. E le famiglie pagheranno, in base al reddito dichiarato, da 50 centesimi fino a 5.20 euro a pasto – contro i 6,70 degli anni scorsi -.
Archiviato dunque il vecchio sistema tariffario, oggetto di proteste e “scioperi del panino” da parte di tante famiglie. Va in soffitta anche la quota fissa (di 27 euro al mese) che rendeva i menù bolognesi tra i più cari d’Italia. D’ora in poi si pagheranno solo i pasti effettivamente consumati, arrivando così a un risparmio calcolato dal Comune felsineo in 175 euro per famiglia, circa il 20 per cento in meno del passato.
Entro fine luglio, anticipa l’assessore alla Scuola Marilena Pillati, “sarà discussa in Consiglio comunale la variazione di bilancio, che ci permetterà di partire con i mutui per i nuovi centri pasto”. I centri di preparazione dei pasti, su cui dovevano convergere gli utili maturati negli esercizi passati – altro punto di protesta da parte dei comitati dei genitori – sono giudicati essenziali per migliorare il servizio. Solo l’ammodernamento delle attrezzature e di alcune strutture può garantire infatti ” un nuovo sistema di confezionamento delle porzioni e l’uso di prodotti bio e materie prime di filiera corta” precisa Pillati.
Le nuove tariffe delle mense entreranno a regime da settembre, a seguito dell’appalto che ha esternalizzato il servizio per il quinquennio 2015-2020 affidandolo alla cordata Gemeaz Elior e Camst.
Una bella rivoluzione che finalmente riallinea anche Bologna a standard di qualità disattesi da tempo. In Emilia-Romagna, infatti, la legge regionale n. 29/2002 fissava al 70% la quota complessiva dei cibi di origine biologica, no ogm e locali. Ma finora i gestori degli appalti si erano adeguati con molta difficoltà (nel 2013 la controllata bolognese Seribo somministrava pasti bio/locali al 18%).
“Le caratteristiche del nuovo servizio di refezione – si legge in un comunicato di Palazzo d’Accursio – sono state co-progettate insieme a genitori e insegnanti della Commissione mensa cittadina”, che ha definito le Linee di indirizzo per lo sviluppo del servizio, alla base del capitolato di gara approvato dal Consiglio comunale.
Tra le ulteriori novità, rivela l’assessore, “da quest’anno ci saranno delle verifiche periodiche del gradimento da parte dei bambini, oltre a incontri mensili con i genitori per valutare il funzionamento del servizio”. Inoltre “sono previsti un piano di formazione del personale e un programma di educazione ambientale e alimentare per i bambini, che deve partire proprio dalle mense”.
Dal punto di vista economico, le nuove tariffe sono calcolate sulla base di 15 fasce Isee: la più bassa (per famiglie con Isee sotto i 3000 euro) comporta il pagamento di 50 centesimi a pasto, mentre la più alta sarà quella di nuclei con Isee superiore a 25.000 euro, che avranno la tariffa massima di 5,20 euro a pasto. Rimodulati anche gli sconti per chi ha più figli. Soddisfatti anche i rappresentanti dei genitori della Commissione mensa cittadina, anche se non tralasciano un dettaglio importante: “I profitti ottenuti da Seribo negli scorsi anni – precisano – circa 1 milione e mezzo di euro all’anno (quando la media di mercato è 300.000 euro) dovrebbero essere restituiti alla collettività”. E’ quanto i genitori stanno chiedendo con una petizione che ha finora raccolto quasi 1.500 adesioni. Richiesta avallata pure dal Sindaco Virginio Merola, e che però non ha ottenuto risposte dai soci privati di Seribo.
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