
Che cosa c’entrano i ferri da maglia con la depressione post-parto, il mondo digitale, le start-up? C’entrano eccome nella storia di Francesca Marano Cohen, la “digital doula” che venerdì sera è stata ospitata a Marina di Ravenna dalle Girl Geek Dinners. Un incontro molto serio e molto divertente al tempo stesso, durante il quale è stata analizzata non solo la “paura del web” ma anche la voglia di rimboccarsi le maniche, rimettersi in gioco, aprire un’impresa, inventarsi un mestiere.
Ed è proprio quello che Francesca Marano, non senza errori, ha fatto qualche anno fa quando ha deciso di mettersi in proprio per fare siti web non come programmatrice o web designer ma come, appunto, “digital doula”. Una che, insomma, aiuta i clienti a raccontare chi sono e cosa fanno su Internet, che costruisce una loro presenza on-line, che sa raccontare la loro anima in un mondo confusionario e pasticciato: “Sono stata fortunata perché, per farmi partire, mio marito mi ha prestato 12mila euro. Peccato che dopo qualche mese me li ero già mangiati tutti, andando addirittura in rosso. Il problema? Non avevo fatto un piano, andavo avanti a tentativi senza seguire una strada”. Un fallimento personale e professionale che l’ha fatta fermare un attimo, per accorgersi che forse, appunto, sarebbe bastato un business plan (come ha raccontato poi nel libro “Chi ha paura del business plan?”). Francesca viveva in Israele, era mamma da poco e forse, per questo, troppo lanciata e fiduciosa nelle proprie capacità imprenditoriali: “Credo che le donne, una volta mamma, entrino in una sorta di ego-trip del parto: pensano che se ce l’hanno fatta in sala parto, possono farcela anche alla camera di commercio”.
Da qui, l’idea del concetto di doula, che nella vita reale è la figura che sostiene la donna durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino. E che sul web è, appunto, Francesca Marano Cohen. Molta dell’ispirazione è arrivata dall’associazione “Cuore di maglia” nata ad Alessandria dall’errore di una donna, che aveva confezionato un abitino da bambino troppo piccolo che, però, le ha aperto un mondo, facendole scoprire che nei reparti di terapia intensiva neonatale degli ospedali, di calzini e cuffiette minuscoli, ce n’è un gran bisogno. E facendo nascere e poi espandere l’associazione in tutta Italia: “Dopo la nascita di mio figlio ero depressa e mi sono messa a realizzare cappellini per lui. Così sono venuta a conoscenza di ‘Cuore di maglia’ e della grinta di queste donne nel fare rete, farsi conoscere e realizzare di fatto un sogno”.
L’importante, insomma, è avere un’idea e inseguire un obiettivo con la testa sulle spalle. Perché alla fine, un business plan non è per forza qualcosa di freddo e rigido scritto su un foglio di Excel o Word: “Una ragazza che ho incontrato di recente a uno dei corsi di formazione e che ha il progetto di aprire una biblioteca mobile, ha scritto il suo business plan su un catalogo di libri per l’infanzia”.
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