Non erano proprio i due ladroni evangelici, non avrebbero meritato la crocifissione. E, a dirla tutta, neanche una denuncia. Piuttosto un classico perdono, così come vuole l’ortodossia. Perché lunedì 25 maggio la coppia di ragazzi sorpresa dal prete a rubare in una chiesa faentina si sarebbe divisa la miseria di un euro e 70: 85 centesimi a testa. Grazie alla refurtiva proveniente dalla cassettina delle offerte, al massimo, avrebbero festeggiato con un caffè corretto. In due.
Ma in tempi di crisi, è quasi superfluo ribadirlo, ci si attacca a tutto, compreso il magro ricavato dall’obolo dei fedeli: ragionamento che deve aver fatto anche il sacerdote, oltre ai due mariuoli. Così lo zelante religioso ha sventato l’audace colpo (i due si sono serviti di strumenti e tecniche antiche quanto la fame e la disperazione: uno smanettava nel pertugio con una calamita, l’altro faceva il palo) ed ha immediatamente avvertito i vigili urbani. “Date a Cesare quel che è di Cesare ma quel che è mio non si tocca”, deve aver pensato il parroco. In attesa delle manette i furfanti, entrambi italiani, hanno provato a giustificarsi, a spiegare, a chiedere la remissione dei peccati. Ma il catechismo riveduto e corretto, evidentemente, ammette qualche eccezione ai rigidi canoni cattolici di una volta: se il papa si rifiuta di porgere l’altra guancia quando gli offendono la mamma e, anzi, minaccia schiaffoni, al prete di Faenza non toccate la questua. E’ una questione di onore, mica di un euro e settanta.
All’arrivo delle forze dell’ordine, Don Nulla (il nome è di fantasia anche se…) ha tirato un sospiro di sollievo: finalmente i malviventi potevano essere assicurati alla giustizia. Che, come è giusto che sia, ha fatto il proprio corso. Alacremente: i due sono stati portati in caserma e il pubblico ministero ha chiesto la convalida dell’arresto.
A quel punto però è successo qualcosa che ha riportato la vicenda nei binari del buonsenso. Via i codici, via le ideologie (in un caso del genere non sarebbe stato difficile trovare qualche legale progressista pronto a sostenere che, come diceva Tommaso Moro, “la società prima crea i ladri e poi li punisce perché rubano”), hanno trionfato saggezza e umanità: il giudice Corrado Schiaretti non ha convalidato l’arresto e i due non-più-ladri sono stati liberati. Si sussurra pure che all’uscita dal tribunale qualcuno abbia offerto ai due un caffè corretto. A testa. Mentre le spese della procedura per giudicare questo furtarello di due spiccioli restano a carico della collettività e probabilmente superano di gran lunga l’euro e settanta.
Terminata la disavventura, i giovani sono andati di nuovo a bussare alla porta della Caritas, dalla quale sono assistiti da tempo. Ma non fatelo sapere al prete derubato, se no sai che pandemonio.
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