Dibattito in TV sulla tragica fine di Irene Focardi, scomparsa da due mesi e ritrovata in un sacco nero, morta di percosse e coltellate, probabilmente ad opera del fidanzato che è stato arrestato.

violenza donneNei dibattiti sul “femminicidio”, che tutti gli anni viene perpetrato in Italia e nel mondo, ormai si è detto tutto ed il contrario di tutto. Frotte di sociologi, criminologi, avvocati e magistrati, sacerdoti ed assistenti sociali, scrittori e registi, femministe e moralisti, giornalisti e psicologi, ci hanno reso edotti su tutto quello che riguarda cause e comportamenti.

Sappiamo quanto incida la stressante società dei consumi, quanto pesi la concezione “proprietaria” retaggio del passato, quanto la formazione che si è avuta in famiglia e l’aria che si è respirata, quanto le compagnie che si frequentano e l’alcol e la droga. Sappiamo inoltre tutto sul perché le donne spesso sopportino situazioni orribili, accettino di convivere e perdonare chi le picchia e promette invano di non farlo più, sappiamo perché vi sono donne che vengono annichilite nella personalità e ridotte quasi a larve; ci hanno detto tutto sulle personalità deviate e come spesso molti uomini riescano a camuffare la loro vera natura, ma anche di come le istituzioni spesso non riescono a difendere, fermare, cambiare la cultura. Abbiamo visto benemerite associazioni nate in difesa delle donne, soprattutto quelle che subiscono quotidianamente maltrattamenti fisici e morali e quelle che sono a rischio femminicidio.

Insomma, ne sappiamo tanta che potremmo scrivere libri e tenere lezioni universitarie, ma questa mattina abbiamo avuto un flash.

Nel dibattito era presente la solita criminologa, la solita avvocato e Simona Izzo; le prime due hanno detto le solite cose, mentre la Izzo ha detto: “bisogna tenere presente che esistono anche i cattivi, i buoni e i cattivi, io so che uno buono non mi farà mai del male.”

Ecco, la banalità risulta essere la vera verità. 50 anni di “sociologismo”, “psicologismo” pedagogismo, relativismo, hanno cancellato dalla nostra cultura quello che i popoli hanno sempre saputo dal tempo di Caino e Abele, e cioè che esistono i buoni e i cattivi e che un cattivo può camuffarsi, travestirsi, confondersi, contenersi, ma, prima o poi, ti può fare del male.

Forse, nel pensiero contemporaneo, potremmo recuperare qualche concetto desueto, senza la paura di non apparire abbastanza progressisti; in fondo il progresso può esistere solo con solide radici nella realtà.