Imola: “Ore di attesa al pronto soccorso per un bimbo con 40 di febbre”

E’ uno di quei casi destinati a far discutere. L’episodio è avvenuto domenica scorsa a Imola dove una famiglia ha portato il bimbo di 9 mesi al pronto soccorso con 40 di febbre. L’attesa è stata, secondo la denuncia di Daniele Marchetti, segretario della Lega a Imola e consigliere regionale, di due ore prima di essere visitato.

bambina con la febbre“Non è accettabile che un bambino di soli nove mesi venga tenuto per oltre due ore con la febbre a 40°, limitandosi a provargli la febbre periodicamente – dice -. In casi come questo prima consultare il proprio pediatra, poi, se anche con il trattamento antifebbrile non si ottengono miglioramenti, è necessaria una visita urgente. Questo è quanto indicato nelle linee guida sul sito dell’Ausl”.  Secondo non è accettabile che “prima di veder visitare il bambino si sono dovute attendere oltre due ore…. Questo non vuol essere un processo agli operatori di pediatria, ma certamente è un segnale che c’è qualcosa che non funziona”.

Secondo quanto ha replicato l’Azienda sanitaria locale in una nota riportata dalla stampa, “il bambino non mostrava alcun sintomo allarmante, a parte la temperatura.Il triage ha assegnato un codice verde, indice di situazione non urgente. La famiglia è giunta in Pronto Soccorso alle 15,08 e dopo l’accettazione e il triage, il bambino è stato inviato in Pediatria per un’osservazione attiva da parte del personale infermieristico, che ha tenuto sotto controllo il piccolo verificando una situazione stabile (eventuali peggioramenti avrebbero modificato l’ordine di accesso alla visita), mentre venivano affrontate situazioni urgenti (tra cui la chiamata in emergenza in ostetricia per un cesareo, che necessitava della presenza del pediatra-neonatologo in sala operatoria)”.

“Dopo la visita, avvenuta a partire dalle 17,10 – prosegue la nota – sono stati effettuati gli esami ematici e delle urine: i referti hanno confermato una situazione che non richiedeva ricovero, il bambino è stato dimesso (ore 20,24) con terapia antipiretica e antibiotica ed indicazione di rivolgersi oggi (ieri, ndr) al pediatra di famiglia per i controlli successivi”.

“l Pronto Soccorso è un servizio dedicato alle emergenze. Purtroppo, quando medici e pediatri di famiglia non sono raggiungibili, il Pronto Soccorso e, nel caso dei bambini, l’ambulatorio pediatrico, si affollano di casi non urgenti che potrebbero tranquillamente attendere la riapertura degli studi della medicina di base o riferirsi alla continuità assistenziale (ex guardia medica). Questo tipo di comportamento crea inevitabilmente delle attese, comprensibilmente percepite dagli utenti – soprattutto quando i pazienti sono bimbi – come inaccettabili, ma che non possono essere evitate, secondo il principio che vige nei servizi di emergenza: i casi più urgenti accedono alla cura prima degli altri, fatta salva la sicurezza di tutti”.

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