Non è una parolaccia, no. Significa World Wide Opportunities on Organic Farms. Per fare prima, Wwoof. O meglio, Woofing. Vitto e alloggio gratis in cambio di mansioni più o meno faticose, più o meno divertenti, ma certamente educative, in una fattoria biologica in giro per il mondo. Un fenomeno che impazza e che anche in Italia, grazie all’associazione omonima – Wwoof Italia – sta attecchendo sempre più. E qualche genitore, anticipando forse i tempi, si è già attrezzato. Come Elisabetta Zagnoni, una mamma di Bologna che la scorsa estate, d’accordo col marito, ha spedito il figlio 16enne, Michele, in un agriturismo ad Anversa degli Abruzzi, La porta dei parchi.
Elisabetta, come vi è venuto in mente di proporre un’esperienza simile a vostro figlio?
“Ci piaceva l’idea che si guadagnasse vitto e alloggio grazie al proprio lavoro, ci sembrava un’esperienza educativa di grande impatto il fatto di capire che non si può avere sempre tutto pronto, che le cose bisogna sudarsele”.
Un ragazzo di quell’età, finita la scuola, magari ha altri desideri: nel caso di Michele, invece?
“La proposta gli è piaciuta, è rimasto in Abruzzo per l’intero mese di luglio ed è tornato a casa più che soddisfatto. La prossima estate vorrebbe fare il wwoofer all’estero, magari in Irlanda, così da abbinare anche l’apprendimento della lingua. In Inghilterra è necessario essere maggiorenni, invece”.
In quali attività è stato impegnato vostro figlio?
“Ha fatto un po’ di tutto. Servire al ristorante, pulire le stanze, tagliare la legna, fare il formaggio, curare l’orto. E visto che in quel periodo era in corso la transumanza delle pecore, ha fatto anche il pastore”.
Siete stati in apprensione?
“No, affatto. Mio marito lo ha accompagnato all’andata e poi è tornato da solo in treno dopo che il fratello maggiore, che vive proprio in Abruzzo, lo è andato a prendere. Durante il mese è rimasto là da solo, non era nostra intenzione fargli avvertire ansie di alcun tipo. Avrebe sicuramente accusato. Lo abbiamo lasciato tranquillo”.
Semplicità prima di tutto: che mestiere fate, lei e suo marito?
“Io sono un’operatrice socio-sanitaria, mio marito è responsabile di magazzino. Stare con le persone e imparare il lavoro manuale ci sembrano cose di grande valore. Se vuoi mangiare e avere un posto in cui dormire, devi lavorare. A maggior ragione Michele, che è grande e grosso e mangia moltissimo. Si è portato a casa anche tante ricette di dolci tipici”.
A livello fisico, Michele era abituato a quella fatica?
“No, in generale i ragazzi di oggi sono sedentari. Pelar patate in cucina, piegarsi per costruire una staccionata sono attività alle quali non sono certo avvezzi. Sono sicura che tutto questo gli sia servito”.
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Commenti:
Mi farebbe piacere per un periodo a nella vostra aziemda per una nuova esperienza
Se avete bispgno sono disponibile tramite emeil opp. Tel.3275368323
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