I contributi “volontari” chiesti dalle scuole alle famiglie: sono a norma?

scuola studentessa ragazzaAvete iscritto i figli a scuola e vi è stato richiesto un contributo volontario? Sappiate che è così in tutta Italia. Questo nonostante il Miur abbia stanziato ulteriori 50 milioni di euro per per le spese di funzionamento, portando il fondo a disposizione degli istituti da 110 a 160 milioni.

Tuttavia, le scuole continuano a chiedere ogni anno alle famiglie una cifra che vai dai 50 ai 200 euro per sostenere le spese di gestione e le attività integrative degli studenti.

Certo, si può non pagare, ma il rischio è l’emarginazione. “Ritengo che il contributo volontario non possa essere una vessazione per le famiglie –spiega il ministro Stefania Giannini –. I 50 milioni che abbiamo destinato alle scuole servono per rendere il contributo chiesto ai genitori un ‘contributo’ a spese di qualità”. Non, insomma, destinato alla gestione quotidiana.

Tutte le scuole adottano, per la richiesta, una formula generalizzata, che permette loro di non violare alcuna disposizione. Come riporta il Corriere della Sera, è l’istituto statale Europa di Faenza che spiega: “Se ne può dedurre che il legislatore dell’autonomia, avendo deciso di eliminare il divieto esplicito, prima valevole nelle scuole elementari e medie, di prevedere contributi, abbia inteso rimettere a tutte le tipologie di scuola la facoltà di deliberare e di richiedere alle famiglie il versamento di contributi volontari annuali ed abbia regolato esplicitamente le modalità contabili di riscossione di contributi”. Ecco la disposizione: “Il contributo può esser versato entro e non oltre…”.

Il consiglio è quello di pagare attraverso canali certificati (bonifico, bollettino, carte di credito, bancomat ecc…), in modo da poter disporre di una ricevuta.

 

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