“I nostri figli non sono badanti o medicine. I nostri figli sono troppo piccoli, non possono stare vicini a lui…”. Con buona pace di Matteo, della sua disabilità, delle sue paure e, soprattutto, dei punti di riferimento che negli anni si era creato a fatica.
E’ una storia triste quella che arriva da Genova, raccontata dal quotidiano Il Secolo XIX. A raccontarla è il padre del bambino, nove anni e autistico, che insieme alla mamma ha deciso di far cambiare scuola a suo figlio. Il bambino infatti è stato progressivamente isolato dal resto della classe, stando a quanto raccontano i genitori, prima che dai compagni di classe dai loro genitori. Sono proprio gli adulti, infatti, ad aver scritto alla scuola di non essere d’accordo che i loro figli a turno restassero nella stanza blu dedicata a Matteo, perché a loro avviso la situazione non è adatta ai bambini.
L’articolo racconta di una convivenza, partita in prima elementare, che nei primi anni è andata bene. Anzi, il bambino si era anche creato dei punti di riferimento e sentivano attorno a loro di avere persone solidali. Nel tempo, la prima a latitare è stata la scuola, con progetti di assistenza al bambino sempre più scarsi e insegnante di sostegno sempre più assente.
Matteo, ammette anche il padre, non è un bambino facile, certo. Non è in grado di gestire le emozioni come gli altri, quelle buone (può scappare un abbraccio di troppo) e quelle meno buone (uno zaino che vola o una parolaccia).
Sta di fatto che progressivamente bimbo e famiglia siano stati lasciati soli. “Non potevo permettere altre umiliazioni a mio figlio e nemmeno noi le meritiamo – dice il papà di Matteo, operaio – Abbiamo deciso di cambiare scuola tra enormi difficoltà. Questa storia, però, va chiarita. Per mio figlio, per noi e per chi si trova nelle nostre stesse condizioni”.
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