Stefania, l’erede della pedagogia della lumaca: “Vi racconto chi era mio marito Gianfranco”

Stefania Fenizi
Stefania Fenizi

“Un uomo straordinario, che amava fare, giocare con il tempo, con le cose, con la vita, che voleva stare sempre dalla parte dei più deboli, dei più piccoli”. Stefania Fenizi è una maestra di italiano alla scuola primaria di San Mauro Pascoli. Ma è stata soprattutto la compagna, prima, e la moglie, poi, di Gianfranco Zavalloni: sì, quello della pedagogia della lumaca e dei diritti naturali dei bambini e delle bambine. Un uomo definito “straordinario” da chi l’ha conosciuto prima della sua scomparsa, avvenuta lo scorso anno.
Stefania, qual è l’insegnamento più prezioso che ha ricevuto da suo marito nel campo della scuola?
“Gianfranco era una persona energica, curiosa, sempre pronta a nuove conoscenze, a sperimentazioni coraggiose. Sosteneva che la scuola dovesse essere ecologica, che i bambini dovessero avere il diritto di mangiare cibi sani, di usare le mani, di avere tempo anche per oziare, per camminare, giocare, studiare, conoscere, stare in contatto con la natura. Una scuola a stretto contatto col mondo esterno per arricchirsi di nuove conoscenze”
Pedagogia della lumaca: in questo mondo tutto di fretta, è ancora possibile?
“L’idea di perder tempo andando in groppa alla lumaca è il pensiero che più condivido con Gianfranco maestro e dirigente. In realtà sono stata io a ispirarlo con il mio ‘oziare’, come scrive nella parte introduttiva del suo libro. Occorre rallentare i ritmi frenetici e martellanti che a scuola impediscono di insegnare e di apprendere in forma lenta, approfondita, durevole. Bisogna adottare uno stile di vita sostenibile, fare acquisti e consumo critico, solidale e responsabile. La pedagogia della lumaca va assolutamente adottata nelle nostre scuole, per arrestare la folle corsa che ci sta portando al delirio collettivo”.
scCi vuole coraggio, ad usare metodi non standardizzati. Quanto era rivoluzionario suo marito?
“Gianfranco aveva il coraggio di intraprendere nuove strade, di semplificare e promuovere cultura. Ho sempre adorato il suo paesaggio narrativo di segni, i suoi disegni, la sua capacità di essere maestro e bambino contemporaneamente con il gusto della scoperta e la curiosità verso il nuovo. Mi piaceva il suo vivere la vita didattica in diretta con i suoi eventi inattesi, l’errore come possibilità che porta ricchezza. Gianfranco maestro avventuroso, capace di collegare, ridefinire in itinere le coordinate da seguire. Optava per una scuola bella perché semplice, nuova perché creativa, buona perché ricca di esperienze”.
Che cos’è, quindi, Scuola Creativa?
“Scuola Creativa è tutto il pensiero di Gianfranco ma è anche il nome che ha dato al suo sito, quello che racchiude il suo fare, il suo pensiero, le sue conoscenze, i suoi contatti. Consiglio davvero a tutti di visitarlo”.

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Commenti:

  1. Bravissima Stefy, hai sintetizzato in maniera mirabile et puntuale quello che ha rappresentato per te e moltissimi di noi il fraterno, geniale GIANFRANCO-GFZ.Averlo conosciuto, frequentato, apprezzato ed amato è stata un’avventura indelebile.Che ha segnato la nostra vita in modo significativo.Lasciando quella traccia splendida delle lente, innocenti, nonviolente lumache. Brava e professionale è stata anche la giornalista Silvia Manzani che ha posto delle domande opportune.
    Allora,non mi resta che inviare ad entrambe una valanga salutare, colorata, lenta, gioiosa et creativa di saluti/abbracci–Eugenio Scardaccione(Gegè)

  2. Da tanto tempo leggo, scruto, ammiro e ascolto il pensiero di GFZ ora, mi piacerebbe trovare alcune scuole dell’infanzia che hanno provato l’elogio della lentezza creativa per provare nella mia scuola (vivo a Giulianova -TE- Abruzzo) Grazie

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