Cervia, la rabbia dei genitori: “in quella scuola si è fatto proselitismo politico”

compiti scuolaNon serve essere degli storici revisionisti (cosa da tenere ben distinta dal negazionismo, ndr) per rendersi conto che le lezioni a cui hanno assistito gli allievi di alcune classi della scuola primaria di Cervia assomigliano più al catechismo, seppure in versione falce e martello, che a incontri sulla storia.

La notizia, riportata oggi anche da alcuni quotidiani locali, è questa: alcuni bambini tornano a casa e raccontano ai genitori di un libricino regalato loro da un signore che ha parlato in classe. I piccoli, in particolare, chiedono lumi su cosa sia “un utero barbaricamente fecondato”.
La domanda, ovviamente, spiazza i genitori, che a loro volta chiedono spiegazioni ai figli, che affermano di aver letto quella frase nel libro di Giampietro Lippi “Erano brave, intelligenti, coraggiose e belle… tutte le nostre staffette”.  Lippi, che ora si trova anche al centro di un esposto in procura, è anche presidente dell’Anpi di Cervia, ed è stato lui a tenere le lezioni ‘incriminate’.

Quello che ad alcuni genitori non è andato giù è proprio l’approccio ai temi della Resistenza e della Liberazione (il 21 ottobre ricorre il 70esimo anniversario della Liberazione di Cervia, ndr). “Vuoi parlare di storia? Va benissimo, ma qui è stata fatta propaganda politica – racconta una mamma -. Ho letto il libricino di Lippi e di ogni donna viene raccontata la storia in cinque righe. Tutto il resto è propaganda comunista”.

Nel libro si leggono frasi come: “Ho incontrato tanta brava gente; fra i tanti, uno che ricordo con stima e simpatia era il padre del nostro D’Alema”. Oppure: “Gustavo le portava anche l’Unità, perché la leggesse e incominciasse a interessarsi alle cose vere della vita, e Anna capì poco alla volta che era importante scegliere il fronte politico con il quale accasarsi e scelse il Partico comunista”.

“Abbiamo chiesto spiegazioni alle insegnanti, ma non abbiamo ricevuto risposta – spiegano i genitori -. E di questo libro non c’è traccia nel Piano dell’offerta formativa”.
Ai cancelli della scuola sono anche comparsi dei cartelli scritti in russo e in romeno: la vicenda avrebbe infatti toccato corde particolarmente sensibili in famiglie che sono fuggite dall’ex blocco sovietico.

Per domani, alle 9.30, è previsto un appuntamento al Teatro comunale di Cervia in cui saranno i ragazzi delle scuole cervesi a raccontare ad altri bambini e ragazzi la liberazione dei loro territori.
Qualcuno minaccia ulteriori esposti e una protesta davanti al teatro “per difendere i bambini dal proselitismo”.

In questo articolo ci sono 3 commenti

Commenti:

  1. Ho parenti di primo grado in Polonia e Ungheria, che mi vengono a trovare in Romagna e quando spesso per strada ci ritroviamo davanti la “falce e il martello” timbrati su qualche manifesto appeso, l’imbarazzo è tanto. Lo so che i sovietici o meglio i comunisti, hanno vinto la guerra, ma per certi paesi, e non solo dell’est, il simboli comunisti sono come la svastica per gli israeliani. Ecco perché la mancanza di sensibilità in questo caso è una grave offesa.

  2. Segnalo che non si capisce bene a che cosa servirebbe la presunta propaganda comunista, visto che il PCI ha sbaraccato nel 1989. Spiegare ai rumeni che il PCI ha fatto, con gli altri partiti dell’arco costituzionale, la nostra democrazia, E, se far vedere a qualcuno proveniente dall’est una falce e martello è sbagliato, far vedere una croce a un islamico? Che facciamo, chiudiamo le chiese ?

  3. Ma queste genie?
    Ma chi ha vinto il nazifascismo secono loro? I democristiani?
    Anche, ma in altissima minoranza. La stragrande maggioranza dei partigiani era comunista, ed è grazie a loro che ci si è liberati dal nazifascismo, è ovvio che se viene chiamato uno dei diretti interessati a raccontare della sua esperienza non può non passare anche da lì. Dire che i comunisti non furono determinanti nella resistenza è puro revisionismo storico.
    Follia pura da parte di queste “mamme”, che pur di nascondere la verità storica ai loro figli, e soprattutto a loro stesse, mettono su un casino per nulla.

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