L’accusa è di quelle pesanti, di quelle che probabilmente tolgono il sonno a ogni medico o aspirante tale: non aver diagnosticato una grave malattia che poi ha portato alla morte del paziente.
E proprio per negligenza medica andrà a processo un noto ginecologo riminese, accusato di non aver diagnosticato per tempo un carcinoma all’utero di una paziente, deceduta a 49 anni. La vicenda ha inizio nel 2006, quando alla donna era stata asportata una cisti ovarica. Nel febbraio 2009, durante una visita di controllo, il tumore, secondo l’accusa, sarebbe già stato presente, ma non venne diagnosticato. La diagnosi avvenne invece più di un anno dopo, nel luglio 2010. Per la donna iniziò il consueto calvario di terapie e asportazione chirurgica dell’utero, ma era ormai troppo tardi e la paziente morì un anno dopo. Secondo i medici legali nominati dal tribunale di Rimini, una diagnosi precoce avrebbe regalato alla donna il 50% di probabilità di sopravvivenza.
Il medico, insomma, già all’inizio del 2009 avrebbe dovuto mettersi in allarme e far eseguire esami più approfonditi. Secondo quanto riportano le cronache locali, il processo è stato aggiornato a marzo 2015 per consentire all’imputato di definire il risarcimento economico alla famiglia della donna e accedere ai riti alternativi.
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