“Chi credevi di partorire, cicciobello?”

Messe da parte l’empatia e la sensibilità degli stessi che prima sindacavano su pancia a punta/pancia tonda (a anche di numerose new entry), ricominciare dopo sei anni è dura, è durissima, è roba da non credere. E non lo si augura a nessuno.

La mente ha fatto Ctrl-Alt-Canc di ogni informazione: le notti in bianco, i pianti inconsolabili, i traslochi a cui si è costretti ogni volta che si mette il naso fuori dalla porta di casa.

E mentre si è tutti in attesa che il cece (soprannome coniato da una bagnante in spiaggia) si “infili” – come si dice in gergo – capitano momenti memorabili, inenarrabili, dai quali ci si riprende solo pensando che, tra qualche anno, ricordandoli, ci rideremo sopra.

Scena 1: alle dieci addormento il cece e mi catapulto a letto per recuperare un po’ di sonno, consapevole che di lì a poco si risveglierà. A mezzanotte, puntuale, parte l’urlo. Corro verso la cucina a preparare il latte e nel corridoio incontro la fagiola (a questo punto continuiamo con i legumi) che col retino va a caccia di farfalle per casa, gridando che le farfalle non le sopporta, che le vuole tutte morte e costringendomi a catturarne una che svolazza nello studio e che vuole assolutamente imprigionare in un vasetto della marmellata in cui ha messo – preventivamente – due ragni neri di plastica.

Scena 2: porto il cece e la fagiola a fare un giro in centro. All’una meno un quarto siamo al parcheggio a prendere la macchina per tornare a casa. Carico le borse, mi accingo a sganciare la navicella della carrozzina dal telaio per metterla nel baule e …sorpresa…la macchina si chiude da dentro. Non si apre più, ebbene sì: dentro ci sono la borsa del cece (con pannolini, latte e compagnia) e la mia borsa con cellulare, chiavi di casa, portafoglio. E poi, in bella vista sul sedile del guidatore, le chiavi della macchina. Dopo un’ora arrivano i soccorsi: il cece, ovviamente, è pieno di cacca e urla per i morsi della fame. La fagiola è affranta: “Siamo state davvero sfortunate mamma”.

Scena 3: io, il cece e la fagiola usciamo a piedi. Il programma è semplice: colazione al bar, spesuccia al supermercato e poi altalena al parco. La spesuccia, però, diventa una spesa. E le buste ecologiche – quelle sottilissime, come veli – dopo poco che siamo usciti non reggono. La spesa si srotola per terra, cadendo da una parte e dell’altra dei manici della carrozzina dove le buste hanno resistito non più di cinque minuti. Io e la fagiola proviamo a infilare pollo e mozzarelle, uva e cioccolata nella borsa del cece. Ma è troppo piena di suo. Tentiamo di foderare il pupo, sveglio vigile nella carrozzina, con prosciutto e valeriana, pacchi di pasta e succhi di frutta. Niente da fare. Abbiamo esagerato. Restiamo venti minuti così, sul marciapiede, con tutto quel ben di dio sparso ai nostri piedi. Per fortuna arrivano i soccorsi.

Da lunedì siamo senza i potenziali soccorsi: sopravviveremo? Soccomberemo?