Padri separati, disoccupati, madri sole. Francesca Barra racconta i suoi giorni tra i clochard

“I nuovi poveri sono un piccolo popolo che cammina nelle nostre città senza far rumore. Disoccupati, padri separati, persone fiaccate da un destino malvagio: stanno in strada, nelle stazioni, nei dormitori. Sono invisibili, soprattutto perché non vogliamo vederli. Ma sono un’umanità tanto quanto noi. Solo con molta più tristezza e rassegnazione”. Così la giornalista Francesca Barra ha condotto un’inchiesta inedita, andando a vivere con i nuovi poveri per quasi un mese alla stazione centrale di Milano. E nelle pagine di “Tutta la vita in un giorno. Viaggio fra la gente che sopravvive mentre nessuno se ne accorge” ha poi deciso di lasciare la parola ad Antonio, un padre separato, per toccare con mano la miseria metropolitana che, con la crisi, è andata ad investire sempre più persone.

francesca barra

Nel suo libro “Tutta la vita in un giorno” racconta di storie dimenticate e nascoste. Come è stato scrivere di una realtà lontana dalla sua quotidianità?
“E’ stato catartico. Un esercizio, una prova di forza, una ferita. Perchè è davvero difficile vedere gente che soffre, uomini, donne, anziani, bambini, e sapere che prima o poi tu avrai la fortuna di rientrare nella tua casa, sotto un tetto, riabbracciare i figli, il marito. E loro no”.
Com’è maturata l’idea di scrivere questo libro?
“Doveva diventare un’inchiesta giornalistica, ma televisiva. Ho impiegato quattro anni a decidere il modo, lo strumento e lo spazio migliore per le storie che avevo raccolto”.

Qual è la storia che l’ha segnato più di altre e che ha raccontato nel suo libro?
“Sono le storie legate ai bambini che arrivano da vari continenti, venduti da più mafie, abbandonando madri, sorelle, fratelli. I più fortunati vengono raccolti in centri di accoglienza, ma a 18 anni rispediti nel mondo. Senza aver imparato a sufficienza una lingua, senza aver imparato un mestiere. Molti di loro, infatti, senza assistenza, finiscono in brutti giri. E poi i padri separati, come la testimonianza che mi ha donato la voce narrante del libro, Antonio ex artigiano, e ancora le madri, come Gemma, di cinque figli. Straziate da debiti. E chi si ama, in strada. Chi si innamora, chi sfoga il proprio talento, chi la propria umanità e generosità”.
Lei è sempre stata impegnata in temi difficili, la mafia ad esempio. Perché questa scelta?
“Perché il mio lavoro è una missione. Io credo di essere una cerniera fra le storie e la verità. E’ un dovere”.
Quando e come è nata la sua passione per il giornalismo?
“Quando è nata la mia passione per la scrittura. Da piccolissima avevo già individuato chi essere e cosa fare. Ho inseguito una pulsione, un sogno”.
Mamma, giornalista, conduttrice tv e inviata. Come si riesce a organizzare tutto? Ha mai fatto qualche rinuncia?
“Al primo posto vengono sempre i miei figli. Il più grande è spesso al mio fianco con curiosità. Credo che si possa fare tutto, se si amano le cose che si stanno facendo. Si sente meno la fatica. Quando ero inviata di Matrix, a tre settimane dal secondo parto (cesareo), dopo il collegamento ripartivo di notte per essere presente per la poppata dell’alba. Si può far tutto. Loro sono la mia forza, la mia fonte di energia. Non stacco mai, questo è vero, ma non si può pretendere di avere una vita facile, quando si sceglie di averla così ricca”.
Un sogno nel cassetto.
“Dentro il mio cassetto c’era: cantare a Sanremo e presentare Sanremo (ho presentato il concertone del 1° maggio va ugualmente benissimo). Scrivere un libro che sarebbe diventato un film (hanno comprato i diritti), avere tanti figli (sono a quota due, ma ce la farò ad aumentare). Quindi sono alla ricerca di un sogno nuovo. Ma nel frattempo, sono grata alla vita e alla mia professione. Mi piace non desiderare la luna. Godere di ciò che ho”.

In questo articolo ci sono 0 commenti

Commenta

g