La forza di Marisa: “Da 22 anni aspetto la verità su mia figlia Cristina”

Marisa Degli Angeli
Marisa Degli Angeli accanto alla foto di Cristina

Cristina è diventata Penelope. L’indirizzo mail dell’associazione non lo smentisce: cristinagolinucci71@libero.it. Alla presidenza della sede regionale dell’Emilia-Romagna c’è sua madre, Marisa Degli Angeli: dal primo settembre 1992 non ha più saputo nulla di sua figlia, scomparsa a ventun’anni, un pomeriggio come un altro. Marisa vive ancora a Ronta di Cesena e il giardino intorno a casa, con l’albero di fico, è stata la sua valle di lacrime: dove insieme al marito, scomparso nel 2001, ha pianto, resistito, deciso le sue battaglie. “Lui sarebbe rimasto seduto su una sedia ad aspettare che Cristina rientrasse – ci racconta nella stanza di casa che è diventata la sede di Penelope – ma io no. Io volevo andare a cercarla, volevo girare l’Italia per trovarla, andare ad urlare la mia disperazione in televisione, sui giornali. E così abbiamo fatto, insieme: mio marito mi ha sempre assecondata, pur reagendo alla nostra tragedia in modo diverso da me”.

Cristina esce alle due meno cinque di quel terribile primo settembre di ventidue anni fa. È diretta ai Cappuccini, a pochi chilometri da dove vive. Deve portare a padre Lino Ruscelli una relazione sui giovani, di cui è responsabile per alcune parrocchie della zona. Più tardi deve passare alla Cisl, dove il giorno dopo deve riprendere a lavorare come ragioniera. Al sindacato, però, non arriverà mai. Quando la sera Marisa e il marito non la vedono rientrare, chiamano i Carabinieri: “Per tranquillizzarci ci dissero che sicuramente era stata una bravata. Ma io sapevo in cuor mio che non poteva essere così: Cristina mi avvisava sempre quando tardava e quella sera, oltretutto, saremmo dovute andare insieme al Millenario della Pieve, dove lei era responsabile dei giochi”.

La stanza della casa di Marisa è diventata la sede di Penelope: alle pareti, le tappe della vita di Cristina
La stanza della casa di Marisa è diventata la sede di Penelope: alle pareti, le tappe della vita di Cristina

La 500 di Cristina viene ritrovata di fronte al convento, dove quindi Cristina era arrivata regolarmente. Quella scomparsa viene etichettata come fuga volontaria di una ragazza maggiorenne. Per due anni non se ne sa più nulla. Fino al 1994, quando Emanuel Boke, un uomo originario del Ghana che alloggiava da prima del ’92 dai Cappuccini, stupra una ragazza della zona. Viene condannato a sette anni e finisce in carcere. Per la famiglia Golinucci e per Carlotta Mattei, l’avvocato che li segue, in quella vicenda parallela potrebbe esserci il bandolo della matassa. L’opinione pubblica si scalda. Vengono risentite dagli inquirenti tutte le persone che erano al convento il pomeriggio della scomparsa di Cristina. A verbale vengono messe anche le parole di padre Lino, che andando a trovare Boke in carcere si sentì dire: “L’ho uccisa io, sono un animale, Dio mi perdoni”. Parole evidenziate in giallo nei fogli che Marisa custodisce nei suoi archivi. E che però furono ritrattate da Boke, quando venne interrogato di nuovo sulla vicenda. Marisa decide così di scrivere una lettera a quello che pensa essere l’assassino di sua figlia e lui le risponde che quando uscirà di galera, la andrà a trovare: “Così fu. Venne qui e gli facemmo un mucchio di domande. Ma se prima avevamo un dubbio sul suo conto, dopo ce ne vennero altri mille”. Oggi di Boke non si sa più nulla: scontata la sua pena, è finito chissà dove.

E Marisa continua a non darsi pace. Soprattutto perché, il 26 novembre del 1999, a casa Golinucci arriva una lettera anonima che indica Boke come la persona che picchiò, forse violentò e poi uccise Cristina quel pomeriggio in cui arrivò al Convento. Una lettera scioccante: “Mi sono pentita di non essere riuscita a farla pubblicare sui giornali, la attaccherei sui muri, dappertutto. Non è stata giudicata attendibile e io sono ancora qui che cerco la verità su mia figlia”. Con una convinzione: “Sono sicura che la sua tomba sia il convento. Anni fa, con i georadar, venne rilevata la presenza di ossa ma quando spaccarono la cripta, si accorsero che appartenevano a vecchi frati”.

La forza di Cristina, dal 2003 quando è nata la sede regionale dell’associazione Penelope, è nel sostegno che dà alle famiglie delle persone scomparse. E nella vittoria di una piccola grande battaglia: fare sì che le ricerche, quando qualcuno scompare, si attivino nell’immediato e non dopo 48 ore. “Il nostro impegno è fare da tramite tra le famiglie e le istituzioni, affinché ci sia un tempestivo interesse: noi non possiamo fare indagini ma grazie al nostro aiuto, per ora l’unico caso che siamo riusciti a risolvere è stato quella di un’anziana di Rimini, malata di Alzheimer”. Presto Marisa andrà a trovare la famiglia di Elisa Claps, la ragazza scomparsa a Potenza nel 1993 e poi trovata morta solo nel 2010. Suo fratello Gildo, nel 2002, ha costituito Penelope a livello nazionale: “Filomena, la mamma di Elisa, è stata a casa mia quando mio marito non c’era già più. Ha insistito perché dormissimo insieme, per farci forza a vicenda”.

La forza di Marisa sono anche Stefania, la primogenita, e i suoi bambini di otto e dieci anni. Mentre continua la sua lotta attraverso Penelope, ha ancora un piccolo sogno: che al concerto del 4 maggio a Forlì Claudio Baglioni dedichi un pensiero a Cristina: “Perché ‘Piccolo grande amore’ era la sua canzone preferita”.

A Cristina Golinucci è stato dedicato il libro “Il viaggio breve” a cura di Giovanni Maroni (società editrice “Il Ponte Vecchio”).
Per informazioni sull’associazione Penelope, cliccare qui

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