“I tuoi capelli ricresceranno”. Le parole di Margherita a sua mamma, malata di tumore al seno

“Se mi devo operare, almeno mi rifaccia il seno di una taglia più grande!”. Questa non è la richiesta di una donna patita della bellezza o devota alla chirurgia estetica, ma di una donna che sotto i ferri è stata costretta ad andarci per combattere un tumore al seno. “Con le lacrime agli occhi, ho risposto alla mia dottoressa che oltre al danno ci volevo guadagnare qualcosa, una terza di reggiseno”. Barbara Camanzi, 32 anni, di Faenza, ha reagito subito con grinta ed energia alla scoperta del suo tumore. “Me ne sono accorta subito, mi sottoponevo a  dei controlli due volte all’anno perché soffrivo di cisti mammarie. Una mattina, mentre facevo la doccia, l’ho sentito al tatto perché era molto in superficie”. Era la primavera del 2012 quando la vita di Barbara cambia improvvisamente anche perché oltre a un cancro, dentro di lei stava crescendo anche qualcos’altro, la sua bambina. “Ho scoperto di essere incinta di Margherita quasi contemporaneamente al sopraggiungere della malattia. E’ stato molto difficile, ma mi sono fatta forza immediatamente, soprattutto per lei”.

Da allora Barbara ha subito un intervento, una mastectomia totale con svuotamento ascellare, seguita da ricostruzione, da radio e chemioterapia. “A volte dopo la chemio non riuscivo nemmeno a rientrare a casa, che dovevo andare direttamente al Pronto Soccorso perché non smettevo di vomitare”. Purtroppo, dopo qualche mese il tumore si ripresenta. “Questa volta il tumore è a livello superficiale, ha colpito la pelle del seno. Si chiama recidiva cutanea locale. Ora lo vedo ogni volta che mi spoglio e ho un unico obiettivo ‘combatterlo'”.

In questi due anni Barbara ha fatto di tutto per guarire. Oltre alle cure somministrate dai medici dell’ospedale di Faenza, dove è in cura, sta provando metodi alternativi, sempre con il consenso di chi la segue. “L’8 aprile finisco questo ciclo di chemio e inizierò a breve una radioterapia che mi è stata proposta dall’ospedale di Forlì. Inoltre sto prendendo degli integratori naturali ‘il triangolo della salute di Kyani’ che mi stanno aiutando a contrastare gli effetti collaterali della chemio. Infine sto aspettando un altro farmaco il TCMD1, che è in distribuzione negli Stati Uniti solo dalla fine dell’anno scorso, che dovrebbe evitare che la recidiva sul seno si cronicizzi”.

“Margherita sa tutto. Le abbiamo detto che mamma ha una ‘bua da cavare’, che mi sarebbero caduti i capelli, ma che poi sarebbero ricresciuti. All’inizio ci era rimasta male, soprattutto nel vedermi calva, infatti io non ho mai voluto portare la parrucca. Non volevo indossare una cosa che non mi appartiene. Ora è lei stessa a dirmi, con il sorriso sulle labbra, che i miei capelli ricresceranno”.

Nell’ottobre del 2012 Barbara ha dato vita all’associazione “Prendila di petto” per dare sostegno a tutte quelle donne che insieme a lei o dopo di lei si sarebbero trovate nella stessa situazione. “Ci siamo conosciute in ospedale durante i ricoveri, oppure durante la chemio. Abbiamo cominciato a vederci a cena una volta al mese e pian piano siamo diventate sempre più numerose. E’ forte il bisogno di confrontarci, di farci forza e soprattutto di sapere che non siamo sole”. L’associazione ha attivato uno sportello al Centro Sociale ai Cappuccini (Via Canal Grande, 46 di Faenza) aperto ogni secondo mercoledì del mese, di pomeriggio, al quale le donne possono rivolgersi per informazioni e sostegno. La chiusura del servizio è sempre seguito da una cena. Inoltre il prossimo 10 maggio alle 15 30 al Cinema Sarti di Faenza (Via Scaletta, 10) ci sarà la presentazione ufficiale di “Prendila di petto” alla presenza del sindaco, Giovanni Malpezzi e di alcuni specialisti e oncologi dell’ospedale. “Vi aspettiamo numerosi, non lasciateci sole”.

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