pannolino, bambino, neonatoA Gradara, quando nasce un bambino e lo si iscrive all’anagrafe, il Comune regala un kit di quattro pannolini lavabili. Succede anche nella vicina Pesaro. Una forma di incentivo a non usare gli usa e getta che è un po’ diversa dai contributi economici che altri enti, come il Comune di Forlì, danno per la stessa ragione. Ma che nella sostanza cambia poco. Ed è proprio a Gradara che il Comune ha organizzato per lunedì 28 aprile alle 16,30 al nido “La tana dei cuccioli” (via Fanano, 40) il “Ciripino day” con la collaborazione di Non solo Ciripà e Allattamento e dintorni. Le relatrici saranno Sabina Buciolacchi e Silvia Caldari, due mamme che con i lavabili hanno avuto molto a che fare. La prima mostrerà la parte più pratica della questione, la seconda racconterà quella più teorica. Ed è a Silvia, mamma di due gemelli di cinque anni e di un bimbo di venti giorni, nonché titolare del negozio Mammamamma di Cattolica, che abbiamo chiesto qualche informazione in più.
Silvia, davanti ai pannolini lavabili ci sono ancora ritrosie?
“Spesso sì, si pensa a qualcosa di scomodo e ingestibile. Invece non sono nulla di marziano. Si tratta solo di fare qualche lavatrice in più. A chi ci dice che così si spreca più acqua, diciamo che innanzitutto se ne consuma molto di più a produrre gli usa e getta. Inoltre, nel cestello della lavatrice si possono mettere altri indumenti, insieme ai lavabili”.
Quanti ne servono per i classici primi tre anni di vita?
“Circa 15. E non si usurano. Quindi si possono riutilizzare senza problemi per il secondo figlio. Con un risparmio incredibile, che si aggira intorno ai 900 euro per un bambino. Cifra che raddoppia se gli stessi lavabili vengono usati per due bambini”.
E la questione salute?
“Io credo sia la principale: niente additivi chimici o materie plastiche sul sedere dei bambini. Senza contare i benefici ambientali: lo spreco di usa e getta è stimato intorno ad una tonnellata in tre anni. Immaginate un tir pieno. E ci mettono 500 anni a decomporsi”.