Sempre più mamme sole con figli a carico. Povere, senza tetto, disperate. Sono quelle che accedono allo sportello ravennate di Avvocato di Strada, associazione onlus nazionale che in tutta Italia raccoglie 700 legali impegnati a titolo volontario a favore delle persone che non hanno una casa. La coordinatrice locale Emanuela Casadio, dal 2012 quando la “succursale” ha aperto in collaborazione con la Caritas e il progetto Tracce, ha registrato l’apertura di 250 fascicoli. Ed è stata protagonista o testimone di alcune battaglie, come quella a protezione della famiglia H. (l’anonimato è d’obbligo): “Due genitori disoccupati, tre figli minori di cui uno gravemente disabile e un altro, appena maggiorenne, in affido. La casa dove vivevano aveva subito un pignoramento ed era andata all’asta. La proposta dei servizi sociali era stata di disgregare la famiglia, mandando la madre e i tre bambini in albergo, mentre il padre e il figlio affidatario avrebbero trovato una sistemazione al dormitorio. Una soluzione osteggiata dalla famiglia”. Avvocato di Strada ha fatto partire la mediazione che sembrava persa in partenza, salvo poi rivelarsi fondamentale all’ultimo minuto, quando tramite una cooperativa sociale è stato trovato un altro alloggio per la famiglia: a pagare l’affitto, per il momento, sono i servizi. Ma presto la coppia dovrebbe essere inserita in un progetto per riuscire a trovare un’occupazione.

A livello giuridico, grazie al lavoro di Avvocato di Strada, quasi tutti i contenziosi volgono al lieto fine. Ma dietro ci sono sempre situazioni al limite della disperazione, come quelle vissute dalle mamme: “La settimana scorsa si è presentata allo sportello di via Cavour una ragazza piuttosto giovane, che scappava oltretutto da una situazione di violenza da parte del compagno, agita sia su di lei che sul bambino di nove anni. La donna ha un lavoro mal retribuito, prende 600 euro al mese e a breve verrà sfrattata. Era molto spaventata, ho visto sul suo viso occhi di terrore. Queste donne vivono nella paura che i servizi tolgano loro i figli. Ecco perché abbiamo a disposizione anche una psicologa, un servizio che per ora fa fronte alle emergenze più gravi ma che vorremmo diventasse uno sportello ad hoc, da affiancare al nostro”.

I volontari di Avvocato di Strada Ravenna: la seconda da sinistra è la coordinatrice Emanuela Casadio

L’ostacolo più grande contro il quale Avvocato di Strada si trova a combattere è l’estrema fragilità dell’ente pubblico: “Spesso non ha gli strumenti necessari per far fronte a situazioni di così pesante indigenza. Lo scorso ottobre abbiamo organizzato un convegno al quale abbiamo invitato gli operatori della cooperativa Piazza Grande di Bologna: loro stanno facendo un’esperienza di grande valore che sarebbe bello trasferire anche a Ravenna. Si intestano il contratto di locazione, anticipano la caparra o i primi mesi d’affitto e si occupano della manutenzione. Il padrone di casa, in questo modo, non ha a che fare con l’inquilino ma con la cooperativa, che dà una garanzia”.

In assenza di simili alternative, si procede in genere per interventi tampone: “A chi resta senza casa, ovvero la fascia di popolazione alla quale noi ci rivolgiamo, di solito viene offerta una sistemazione in albergo, che oltretutto sulle casse dell’ente pubblico pesa di 30 euro al giorno per un adulto e di dieci euro al giorno per un minore. Oppure viene proposto un inserimento in casa famiglia. Meglio sarebbe evitare gli sfratti, magari mettendo quel contributo che serve a pagare l’affitto”. Non è facile, del resto, aiutare davvero: “Ultimamente stiamo seguendo il caso di un uomo che vive nei ripari dell’Emergenza Freddo di via Torre e che a fine marzo, dopo la chiusura, sarà di nuovo per strada. Gli è stata offerta la possibilità di seguire un corso di formazione a Faenza. Ma come farà a pagarsi il biglietto del treno? In che condizioni arriverà a lezione, visto che non avrà la possibilità di lavarsi? Chi gli darà da mangiare in pausa pranzo? Le problematiche sono tantissime: queste persone partono con uno svantaggio difficilmente colmabile“.

Non solo: chi è senza un tetto sopra la testa, non può usufruire del medico di base o ricevere posta. Privazioni non da poco: “Abbiamo fatto nostra la battaglia nazionale per la via fittizia e abbiamo ottenuto la concessione in base alle quali le persone senza fissa dimora che la richiedono, possano avere una sorta di residenza in via dell’Anagrafe. Si tratta di una prima garanzia per chi non ha più niente”.