Mamma malata e povera: bimbo dato in adozione. Ma la Corte di Strasburgo condanna l’Italia

Una realtà tanto triste quanto difficile da comprendere, persino nei suoi risvolti burocratici.La storia arriva da Padova ed è raccontata dal quotidiano Il Mattino. 

La Corte di Strasbrugo, infatti, ha condannato il governo italiano per aver violato l’articolo 8 della convenzione e il principio di continuità familiare. La vicenda ha al centro una donna,  colpita al parto da ischemia e sola nell’allevare suo figlio. Per anni assistita dai servizi sociali con la formula dell’affido familiare, non andata a buon fine, la mamma si trova di fronte a un procedimento di adottabilità nei confronti di suo figlio, aperto nel 2007 dal tribunale che non la ritiene in grado di occuparsene. Inizia una grande battaglia legale per mantenere almeno il diritto a vederlo che il tribunale sospende nel 2008 sostenendo che il bambino risulti turbato da quegli incontri. Ma la mamma non si arrende e prosegue la sua battaglia legale, che nel 2010 sfocia con una sentenza di adottabilità del tribunale di Venezia e sospensione definitiva degli incontri tra madre e figlio a seguito di una perizia. Dal momento che in Italia l’adozione mite, che avrebbe permesso alla mamma di mantenere contatti con quel bambino, non esiste, la donna perde il ricorso alla Corte d’appello.

A darle ragione la Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia, colpevole di aver violato il diritto di continuità familiare, a un risarcimento di 40.000 euro

 

 

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