L’esperto: “Non dite mai bambini al plurale!”

“Ti ho detto di fare così! Devi stare seduto! Non ti muovere fino a quando non hai finito!”. Sono molti gli ordini e le imposizioni che i bambini si sentono ripetere lungo il corso della giornata sia a casa che a scuola. Ma cosa accadrebbe se tutti noi adulti passassimo da un atteggiamento di comando a uno più aperto verso il dialogo e il confronto con loro? Proprio di questo si parlerà domani, venerdì 7 marzo alle ore 20.15, al Centro Salute Quarzo Rosa di Faenza (piazza della Penna, 7) con Andrea Sola, che si interessa allo studio e alla diffusione delle pratiche dell’educazione di ispirazione libertaria. “Quando un adulto si rivolge ai bambini parlando al plurale – ci spiega Andrea Sola – ha già assunto un atteggiamento sbagliato. Bisognerebbe invece rapportarsi al singolo tenendo conto delle caratteristiche e dei bisogni di ognuno”.

Andrea, cosa vuol dire passare da un atteggiamento persuasorio a uno dialogico?
“Si tratta di capovolgere la posizione comune dell’adulto che vuole insegnare al bambino, sia se si tratti di un insegnante o di un genitore, in primis per il bisogno di affermare la propria identità e il proprio ruolo”.
Qual è l’atteggiamento che si dovrebbe avere con i bambini?
“Si dovrebbe dare importanza all’autonomia dei più piccoli che si manifesta sin dai primi anni di età. Vanno messe in discussione le pratiche di insegnamento volte a instillare il sapere e la conoscenza. Gli insegnanti dovrebbero aiutare a imparare rispettando i tempi e i ritmi di ogni individuo. Se si attuasse questo atteggiamento cambierebbe tutto e anche un solo insegnante potrebbe convivere bene con venti alunni senza cercare di dominarli. Uscire dagli schemi, rompere i metodi di insegnamento rigido: ‘tutti seduti, tutti al proprio’, anche i libri di testo, che rappresentano la tomba della scuola, dovrebbero essere sostituiti con testimonianze dal vivo da parte di persone che hanno cose interessanti da raccontare, passeggiate per conoscere il quartiere, coltivazione dell’orto per entrare in contatto con l’ambiente”.
E come mettere in atto questo atteggiamento anche in famiglia?
“I genitori dovrebbero prima di tutto essere consapevoli di se stessi. In caso di necessità intraprendere un percorso che porti verso una maggiore consapevolezza. Spesso i genitori tendono a proiettare sui propri figli quello che vorrebbero loro o quello che avrebbero voluto quando erano piccoli. Così facendo ci si trova a schiavizzare il bambino e ad arrabbiarsi addirittura con lui se non risponde correttamente alle indicazioni dategli”.
Qual è la risposta dei bambini a questo stile educativo?
“I bambini tendono a imitare i comportamenti degli adulti significativi che hanno attorno a loro e a mediare tra i vari atteggiamenti contraddittori che si trovano davanti. I bambini imparano per imitazione e quindi ha un valore fondamentale nella loro crescita quello che fanno e dicono la loro mamma o il loro papà e poi anche come si comportano i vari insegnanti che incontreranno nel lungo periodo della loro formazione”.

L’appuntamento dal titolo “Cambiare i paradigmi del rapporto educativo. La volontà di potenza dell’adulto, una rinuncia necessaria, dall’atteggiamento ‘persuasorio’ a quello dialogico” rientra nel ciclo di incontri “Un’altra educazione è possibile. Uno sguardo differente” organizzati da Zebra Gialla e la scuola parentale di Pieve Cesato.

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