“Quando mio figlio ha cominciato a chiudersi in bagno e a non volermi più dare un bacio di saluto quando scendeva dalla macchina davanti alla scuola, ho capito che ormai stava crescendo e che si stava distaccando da me”. Queste sono le parole di una mamma, Valeria, madre di un ragazzino di dodici anni e psicologa dell’età evolutiva, la Dottoressa Galoppa, che mercoledì 11 dicembre alle ore 20.30 nella sala Tondini del centro civico di Villa Verucchio (Via Malatesta, 28), terrà un incontro psico-educativo dal titolo ” Comprendere l’adolescenza. Cosa provano i nostri figli nel periodo dell’adolescenza”.
Dottoressa Galoppa cosa provano gli adolescenti?
“Una grande incertezza. Cambia tutto in loro, a partire dal proprio corpo che non riconoscono più e che li mette a disagio soprattutto davanti a se stessi. Il fisico si sviluppa in maniera repentina, manda dei segnali evidenti di un processo iniziato già qualche anno prima, nella fase puberale compresa tra i dieci e i dodici anni, ma che all’epoca dell’adolescenza subisce un’accelerazione. L’inizio dell’adolescenza è contrassegnato da due grandi trasformazioni fisiche, dal menarca, cioè la prima mestruazione nelle femmine e dalla prima eiaculazione nei maschi. Trasformazioni queste che creano una grossa e costante incertezza sul modo in cui gestiranno questi stravolgimenti, che ovviamente avranno delle ripercussioni anche a livello relazionale e sociale”.
Che tipo di ripercussioni?
“Gli adolescenti non sanno più come rapportarsi con i grandi, da loro ormai ci si aspettano maggiori responsabilità, non vengono più trattati come dei bambini, ma nemmeno come degli adulti. Per i ragazzi inoltre non è chiaro come comportarsi neanche con l’altro sesso. Inizialmente i maschi sviluppano una sorta di misoginia, devono staccarsi dalla mamma, se non lo fanno, se rimangono il “cocco di mamma”, non cresceranno. Quindi per allontanarsi dalla figura materna, con la quale hanno vissuto in simbiosi per lungo tempo, e per raggiungere la loro autonomia e indipendenza, rifiutano tutto il mondo femminile, provano una sorta di repulsione verso tutto ciò che ha assonanza con le donne. Per le femmine è ancora più complicato, perché sebbene sentano la spinta a distaccarsi dalla madre, non possono farlo completamente, perché devono comunque ispirarsi ad essa per poter crescere e diventare donne. Quello che attuano è l’abbandono di alcune caratteristiche propriamente materne come la ricettività e la donatività, assumendo degli atteggiamenti mascolini, come la competitività. Questo è il momento in cui le femmine eccellono negli sport”.
Qual è il ruolo dei genitori in questa fase di mutamento dei figli?
“La forma che questi cambiamenti assumeranno e il tipo di giovane adulto che l’adolescente diverrà dipende molto dalle evenienze della vita, ma in gran parte anche dal dialogo che si è precedentemente instaurato con le figure genitoriali. Se lo scambio emotivo, il parlare delle proprie emozioni e della propria quotidianità è stato fatto negli anni passati, ciò avrà un riscontro nel presente e allora gli adolescenti continueranno a parlare, almeno un po’, perché in questa fase della vita fanno fatica ad esprimere ciò che provano, a spiegare come si sentono”.
E tra di loro parlano?
“Sì, con i loro pari c’è una maggiore comunicazione, soprattutto per quanto riguarda le femmine, che sono più abituate a e verbalizzare le proprie emozioni, i maschi invece fanno più fatica. Credo che in un periodo di trasformazione così importante, i genitori debbano essere consapevoli di quello che sta accadendo ai loro figli. Saper leggere i loro comportamenti e dargli un senso è l’unico modo per accompagnarli in questo passaggio fondamentale della loro vita ed è l’unico modo per il genitore per non soffrire di questo inevitabile ‘distacco’”.
Per partecipare all’incontro è gradita la prenotazione: 3289171993
In questo articolo ci sono 0 commenti
Commenta