Se la bidella è più importante della preside: torna il maestro Perboni

L’inizio dell’anno scolastico ha ormai le proprie liturgie che puntuali si ripropongono con le stesse modalità, a prescindere dalla scuola in cui si è stati nominati.
Il girone della precarietà, dopo quello della disoccupazione, inizia con l’immancabile presa di servizio. Ti presenti in segreteria con una fotocopia che ti è stata fornita al momento dell’assegnazione e con quella ti fanno firmare il contratto.
A quel punto sei assunto in servizio, in pratica ti pagano. Ma ancora non sai cosa fare. Perché nessuno ti dice nulla e nessuno ti dirà nulla per almeno 3-4 giorni. Sono i 3-4 giorni in cui ti giochi l’anno scolastico.
Tutti che ti vengono a salutare, a conoscere, a chiederti chi sei, cosa insegni e dove l’hai fatto. Tu passi da una riunione all’altra (Collegio Docenti, Interclasse, Parallele) senza sapere cosa dire e nemmeno cosa fare.

Vi chiederete cari lettori, ma cosa accade in questi 3-4 giorni? In gergo viene chiamato “fare l’organico”, cioè decidere i vari team classe: compito che spetta al Preside (io lo chiamo ancora così) coadiuvato dai suoi aiutanti (Vicario, Vice Preside, Referente di Plesso, ogni scuola ha la sua figura). Quelli sono giorni stranissimi e, presi per il verso giusto, anche divertenti: tutti che chiedono, voci che si rincorrono (pare che ti abbiamo messo in quinta a tempo pieno, no farai matematica in prima, ma inglese poi devi andare ad insegnarlo anche in seconda ed altre robe ancora). Sembra di stare al congresso del Pd: non sai di chi fidarti, ci sono i fans di Renzi e Cuperlo e a seconda dell’interlocutore impari cosa dire. O meglio impari a dire il contrario. Anzi con il tempo impari a farti proprio gli affari tuoi, perché come dicono nei telefilm americani, tutto quello che dici potrebbe essere usato contro di te in tribunale.

Solitamente impiego questo tempo a preparare l’anno scolastico, ma non programmando lezioni, non so la classe, ma per capire chi fa cosa e a chi ti devi rivolgere per poter risolvere un problema. Lasci le cose “politiche” (tanto alla fine una classe te la daranno, cosa ti importa se sei con un collega piuttosto che un altro, tanto non li conosci?) per occuparti di cose “amministrative”.

Nel tempo ho imparato che la prima cosa da fare è quella di individuare “la mitica bidellona”. Ogni scuola ne ha una, contateci. Questa figura mitologica è quella che ti risolverà più problemi della preside. Ho imparato ad individuarla subito, perché è la vera ed unica figura insostituibile della scuola. Identikit: in ruolo da almeno 25-30 anni, conosce tutta la storia della scuola, dei presidi dagli anni 80, chiama i bambini (tutti) per nome. Conosce l’edificio a menadito, sa dove trovare qualsiasi cosa ti possa servire in 3 minuti netti, un elemento preziosissimo che ti salverà tante volte durante l’anno. Senza la “mitica bidellona” le scuole avrebbero già chiuso, noi precari saremmo incapaci di farci fare una fotocopia. Già perché lei è in grado, se vuole, di farti le fotocopie delle schede in 5 minuti, anche se la fotocopiatrice ufficiale è rotta: solo lei possiede le chiavi della segreteria o della presidenza e se hai bisogno lei ti apre anche quelle porte. La macchinetta è rotta? Un caffè te lo rimedia sempre. Un bimbo sta male? Niente paura, conosce la sua anamnesi meglio del suo pediatra, sa come calmarlo, sa se è meglio chiamare la mamma ansiosa o il papà al lavoro, optando spesso per la nonna. Insomma una risorsa, una di quelle persone che tengono alto il prestigio della scuola pubblica, persona di qualità. Sa trovarti un pc libero, ti dà il modulo giusto, ti aiuta. Insostituibile.

Altra figura cardine: capire chi comanda in segreteria, sapere a chi rivolgerti, senza perdere la mattinata, nel caso di uscite didattiche, uscite a piedi, permessi, diritto alla studio, informazioni generali e malattie. Se non becchi subito “la mente pensante” della segreteria sarà un anno scolastico fallimentare. I permessi arriveranno in ritardo, le comunicazioni pure con disagi per te e la classe. Se sbagli scrivania sei finito. Impari a riconoscerla subito: 40-45 anni al massimo, la trovi alle 7 del mattino, ma alle 13 vuole già essere a casa per preparare il pranzo al figlio adolescente, parla in dialetto romagnolo, risponde cortesemente al telefono, ha la scrivania staccata dal resto del gruppo. Se ti ammali ti dice in bocca al lupo e di non preoccuparsi per il certificato medico (gli arriva dall’Inps via internet, ma è una procedura che in pochi conoscono!), capisce i tuoi sforzi e cerca di agevolarti, trova una circolare per farti lavorare meglio non per farti lavorare peggio. Una figura impareggiabile.
Mentre tutti si occupano di nulla e di gossip (quella collega ha fatto quello, quell’altra invece quell’altro, oddio che scandalo!) tu vai a conoscere la “mitica bidellona” e la “mente pensante”, perché sono coloro che faranno di te un grande insegnante e l’anno scolastico meraviglioso.
Poi a 5 giorni dall’inizio delle lezioni ti chiama il Preside ed il suo seguito di ruffiani e ti comunicano classe, orario, team. Sorridi, anzi ridi. Hai chiesto matematica in quinta? Ti hanno dato italiano in prima! Era quello che volevi ed hai fatto di tutto per ottenerlo.
Ormai lo sai, sei precario, non ti accontentano nemmeno se hanno una pistola puntata alla tempia. Allora ti sei fatto furbo: perché l’unica voce che hai messo in giro era proprio quella, la sbagliata. Voglio fare matematica in quinta. Non è vero, quest’anno voglio dei primini: eccoti servito italiano in prima.
Buon anno scolastico, Perboni!

Maestro Perboni

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