L’estate del maestro disoccupato: “Io, come un pacco di merce avariata”

Ecco l’estate del maestro precario. Anzi disoccupato. Perché dal 30 giugno la scuola non ha più bisogno di me. Anzi di noi, perché di insegnanti con incarichi al 30 giugno ce ne sono migliaia in Italia, sicuramente 1 su 5 e potrebbe riguardare anche la vostra maestra preferita. Finisce l’anno scolastico, si adempie alle ultime norme burocratiche, si consegnano i registri meticolosamente compilati (poi qualcuno mi dirà chi li legge?), si salutano i colleghi e le colleghe (in alcuni casi a malincuore, in altri con sempre la stessa domanda in testa: ma come avrà fatto a diventare insegnante questa che non sa nemmeno l’italiano?) e l’ufficio amministrativo ti ricorda che devi passare per fare una firmetta.

Quest’anno ne valeva la pena visto che si trattava del rimborso delle ferie maturate, benefit che il prossimo anno non ci verrà più concesso. Niente ferie per i precari dall’anno scolastico 2013-2014. Erano conosciute come Conquiste Sociali (il diritto alla malattia, all’infortunio, alle ferie, al TFR, diritti che i nostri nonni hanno conquistato con fatica), sacrificate alla Spending Review imperante solo con i pesci piccoli, utilizzate da noi comuni mortali come ammortizzatore sociale. Si, perché in quei mesi estivi in cui non percepisci stipendio anche un piccolo bonifico con le ferie maturate aiuta ad arrivare a settembre. Dal prossimo anno d’estate si dovrà campare solo con l’indennità di disoccupazione.

Hai già salutato genitori e classi, ti sei trovato bene e loro con te: torni a casa dall’ultimo giorno di scuola con una pila di disegni (cuori, mani nelle mani, un sacco di ti voglio bene) dei tuoi alunni che sai che molto probabilmente non rivedrai più. Hai il cuore spezzato, rivedi gli episodi più buffi, quelli più divertenti, rivivi i momenti di crisi e tensione, pensi ai Collegi Docenti. Già ai primi di luglio ti mancano i tuoi bambini, ma questo è normale: il problema è che non sai dove andrai a sbattere la testa il prossimo anno. Già perché sei oltre il 100° posto in graduatoria, non hai diritto a scegliere fra i primi e chissà se quando arriverà il tuo turno ci sarà ancora qualche posto a disposizione.

L’estate del maestro disoccupato è così: la passi sperando di diventare di nuovo precario. Così lo Stato ha ridotto i suoi insegnanti. Venti anni di riforme, controriforme, concorsi, graduatorie hanno prodotto una classe sociale di disoccupati che sperano di diventare precari per 10 mesi all’anno. Stiamo parlando di uomini e donne che hanno famiglie, lauree (io nel mio piccolo ne ho 2, 2 master di specializzazione post laurea, 1 abilitazione ed ora andrò per la seconda, tutte qualifiche che si sudano nei ritagli di tempo e si pagano a peso d’oro all’Università), competenze ed esperienza. Persone che insegnano da anni, che da anni vengono umiliate ogni prima settimana di settembre (nei prossimi post vi racconterò il mercato delle vacche che va in scena alle assegnazioni delle supplenze annuali) e scaricate ogni 30 giugno come fossero pacchi di merce avariata. C’è un però: senza di noi l’anno scolastico non potrebbe iniziare, perché copriamo le cattedre vacanti.

Ogni anno ci sono dalle 70.000 alle 130.000 persone (dipende dalle stime e dai dati del ministero, lo Stato non sa nemmeno quanti siamo) che sono usate come me, insegnanti anche di valore e qualità: sono tante, potrebbero popolare una città intera come Ravenna, dimenticate da Sindacati, Partiti e Ministri. Siamo a Ferragosto, inizia lo stillicidio: tutti i giorni a consultare il sito dell’Ufficio Scolastico Provinciale per capire quando usciranno graduatorie, posti a disposizione, orari e dati di eventuali convocazioni, quanti ne andranno di ruolo (così da risalire in classifica!) e dove. Inizia la speranza: speranza di tornare ad essere precario e non più disoccupato.

Maestro Perboni

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