I bambini adottati hanno sete di conoscere le proprie origini, di sapere chi li ha messi al mondo? Sì, stando ad una indagine esplorativa di Bianca Bertetti, docente di Psicologia del ciclo di vita all’Università Cattolica di Brescia che ha indagato gli annunci diffusi via web da figli adottivi che tramite siti e forum specifici cercano informazioni sui propri genitori biologici.

I ragazzi in questione a volte cercano la famiglia d’origine al completo, altre solo la madre o il padre oppure i fratelli e le sorelle. Con quale stato d’animo, mossi da quale sentimento? Freddezza, rabbia, dolore: c’è davvero un po’ di tutto.

Ma non è semplice, la loro ricerca. Ci sono casi in cui la cui madre naturale non ha consentito di essere nominata. La legge italiana consente l’anonimato dei genitori, anche se molti figli adottivi la criticano, sentendosi violati nel diritto di conoscere la propria storia.

C’è tanto dolore quando gli adottati hanno subito maltrattamenti e abusi o sono stati abbandonati in maniera traumatica. O, ancora, quando c’è stato un allontanamento stabilito dai tribunali, anche se in presenza di gravi problematiche familiari. Il senso di ingiustizia traspare da molti annunci, così come viene registrata una sorta di idealizzazione dei genitori naturali. Sensazione che spesso fa rima con un sentimento di essere stati traditi provato nei confronti dei genitori adottivi.

Secondo la ricercatrice, però, è proprio qui, la chiave di volta, all’interno della famiglia adottiva, che dovrebbe sostenere il desiderio di ricerca delle origini dei figli, per evitare confusione e solitudine, e superare i traumi.