Finisce la scuola e, come per magia, il cervello si stoppa, le nozioni apprese durante l’anno svaniscono, l’elasticità mentale si irrigidisce. Ebbene sì, i compiti delle vacanze fanno bene. Benone, anzi. Bistrattati da molti, assegnati però senza sosta, ora i famosi libri per le vacanze vengono rivalutati dalle ricerche. Come riporta oggi La Repubblica, gli studi dimostrano che in due mesi di inattività scolastica vengono perse quasi tre mesi delle competenze matematiche acquisite e tre mesi delle capacità di lettura. Non a caso alcuni sondaggi dicono che oltre il 60% degli insegnanti fatica a rimettere in linea la classe alla ripresa delle lezioni, impiegando tra le tre e le quattro settimane solo per garantire che gli alunni siano allo stesso livello lasciato a giugno.

Il “summer brain drain” (lo potremmo tradurre prosciugamento cerebrale estivo) riguarda, secondo un’indagine della Johns Hopkins University di Baltimora, soprattutto i ceti bassi, quelli dove i genitori hanno poco tempo e pochi mezzi per tenere vivo, durante l’estate, l’interesse scolastico.
Ma da qui ad impartire ferree regole per non far perdere nemmeno un minuto ai nostri figli quando potrebbero e dovrebbero anche riposarsi, il passo purtroppo è breve. E mentre impennano decaloghi e consigli fatti di libri, esercizi e compiti, c’è anche chi sostiene che la pausa estiva sia utile a defaticare i bambini, l’importante è non far perdere loro l’allenmento. Calcolo, letture e ortografia paiono i buchi neri della graduale perdita cognitiva estiva: ma è pur sempre vero che sono le attività che più si possono coniugare con il piacere e il gioco.
E allora, dicono dall’America, leggete insieme ai vostri figli, fate tener loro un diario delle vacanze, calcolate con loro quanto costano l’aereo, l’albergo, il ristorante.
In questo articolo ci sono 0 commenti
Commenta