Si terrà sabato 8 giugno alle 21, nella Basilica di San Francesco a Ravenna, il concerto di beneficenza “Let us give Abyei the smile of life”: si tratta dello slogan della diocesi di Tombura-Yambio in Western Equatoria State in Sud Sudan che da anni vede in prima linea la salvaguardia e la sopravvivenza di bambini orfani della guerra civile, che da più di mezzo secolo assedia il paese. Un gesto come tanti altri, ma molto speciale quello di organizzare un concerto per la raccolta di fondi per sostenere la costruzione di un orfanotrofio nella parrocchia di Mupoi.

Il concerto vedrà la presenza degli allievi del corso musicale della scuola media Damiano Novello, che sono stati già protagonisti nel corso di questo anno di un lavoro che li ha portati a misurarsi con un tema molto importante per la loro crescita: la missione. Già, infatti hanno partecipato al concorso “La mia Africa”. L’orchestra sarà diretta e coordinata dai professori di strumento: per pianoforte prof.ssa Ercolani, per chitarra prof. Collini, per il violino il professor Martini e per il clarinetto il professor Vergimigli.
Parteciperà anche il coro del laboratorio corale della scuola media Damiano Novello, che include 50 bambini e bambine di varie età frequentanti varie sezioni, che uniscono alla passione per la musica quella per il canto, facendo pratica di varie tecniche e vocalità con il coordinamento e la guida della professoressa Gardella. Al concerto è prevista la partecipazione di due oboisti di fama nazionale e internazionale: M. Chiara Braccalenti e Davide Bertozzi, e del coro polifonico Ludus Vocalis diretto dal maestro Stefano Sintoni. Il coro, composto da circa 30 elementi, ha un repertorio sacro e profano dal ‘500 al ‘700, con esecuzione “a cappella” ma anche con accompagnamento di organo o piccola orchestra e vanta una ricca attività concertistica in Italia (Roma, Milano, Torino, Firenze, Assisi…) e all’estero (Vienna, Salisburgo, Innsbruck, Chartres).
Durante la serata verrà letta la testimonianza di un bambino, Walter, che ha vissuto in prima persona, purtroppo, l’esperienza devastante della guerra, e di come sia poi tornato a sorridere proprio grazie all’aiuto di padre William Deng Wut.
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