Autismo: ancora molti timori e diagnosi ritardate

Ancora molti timori e diagnosi ritardate sull’autismo. E’ la fotografia della situazione in Italia fatta dal ministro della Salute in occasione della della VI Giornata Mondiale per la consapevolezza dell’autismo, sancita dalle Nazioni Unite con la risoluzione 62/139 del 18 dicembre 2007, che ricorre oggi per promuovere la conoscenza dell’autismo e la solidarietà nei confronti dei bambini e delle persone che ne sono affette.
“Autismo, più frequente di quanto non si pensi” è il titolo dello slogan scelto da Autism Speaks e della Federazione internazionale Autismo Europa.
 “La conoscenza dell’attuale diffusione nella popolazione dell’autismo e degli altri disturbi evolutivi globali, il cosiddetto ‘spettro autistico’ e la consapevolezza delle forti implicazioni che tali condizioni hanno sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie, richiedono alle Istituzioni sanitarie, ma anche sociali ed educative, nazionali e regionali un rinnovato e concreto impegno”, sottolinea il ministro della Salute Renato Balduzzi.
Le indicazioni stabilite dal ministero della Salute, Miur, Regioni e enti locali sono di garantire la presa in carico precoce e continuativa dall’età evolutiva a quella adulta (senza perdere, in tale passaggio di età, la diagnosi e il contatto con il paziente), l’integrazione e la concertazione degli interventi effettuati dai servizi sanitari, dalla scuola e dal settore sociale, la creazione e la messa in rete di centri specialistici di riferimento individuati dalle Regioni per la diagnosi e la cura, l’individuazione di soluzioni residenziali e semiresidenziali con posti dedicati con caratteristiche non istituzionalizzanti, e il monitoraggio epidemiologico. In Italia le diagnosi registrate sono inferiori a quelle che risultano dalle recenti indagini in altri Paesi, ma crescono via via che aumenta l’attenzione dei sanitari ai disturbi evolutivi globali (dello spettro autistico), abbassandosi l’età della diagnosi. Ma, rimarca il Ministro Balduzzi, “sussistono tuttora timori e problemi di comunicazione che ritardano la diagnosi ed il trattamento precoci, da effettuarsi nei primissimi anni di vita; i servizi sociosanitari non sono ancora sufficienti e molta parte dell’assistenza è sostenuta dalle famiglie. Occorre dare concreta attuazione a tali impegni, continuando la stretta collaborazione tra i Ministeri interessati, le Regioni, gli enti locali e il mondo dell’associazionismo”.

In questo articolo ci sono 0 commenti

Commenta

g