Musica e luci basse: la timida crescita dei parti a domicilio. Raccontati da una giovane ostetrica

Luci basse, musica, il proprio letto, il proprio bagno. Nessuna sala travaglio, nessuna sala parto. A Rimini una trentina di donne, nel 2011, sono diventate mamme così, a casa, come si faceva una volta. Tra pannolini lavabili e fasce portabebè, tra omogeneizzati di frutta fresca e asili nido in campagna, anche il parto rientra sempre in più in quel fenomeno di ritorno al passato che accomuna molti genitori. Rachele Montini ha solo 27 anni e da qualche anno fa l’ostetrica a domicilio per conto dell’associazione Nascita e non solo. Domani alle 18 sarà al Babylon di Forlì (via Regnoli, 33-35) a raccontare la sua esperienza, affinché le future mamme scelgano consapevolmente.
Rachele, in che cosa il parto a casa si differenzia principalmente da quello in ospedale?
“A casa la mamma è nel suo ambiente, attorniata dalle sue cose, può fare quello che si sente, muoversi come crede. Si sente più protetta. L’atmosfera è accogliente. E il bambino dorme fin dalla prima notte nello stesso contesto di mamma e papà”.
Le richieste stanno aumentando?
“Timidamente sì. Resta comunque un fenomeno di nicchia, che a Rimini riguarda l’1% dei parti. Questo si deve anche al fatto che non è frequente che le donne in gravidanza vengano informate della possibilità di partorire in casa. In genere raccolgono notizie su internet, leggono libri o si confrontano con altre donne che hanno vissuto questa esperienza”.
Quali sono i rischi dell’affrontare un parto in casa?
“Nessuno, perché ci sono dei precisi parametri in base ai quali si può stare o non stare a casa. Le situazioni sono moltissime: se il liquido amniotico è tinto, se la mamma ha la febbre durante il travaglio, se il bambino è meno di due chili e mezzo o più di quattro e mezzo, se la donna ha forti anemie, bisogna andare in ospedale. Sono solo alcuni esempi”.
Esiste una tipologia di futura mamma che si rivolge a voi?
“No, le donne sono molto diverse tra loro. Di sicuro le accomuna una ricerca delle cose semplici. Ma c’è anche chi, scegliendo di partorire in casa, si prende una rivincita rispetto ad una precedente esperienza negativa di parto in ospedale. E’ difficile generalizzare. Si può dire però che molte sono giovanissime”.
E per un’ostetrica, che emozione è?
“Bellissima perché con la nostra presenza e il nostro supporto scriviamo un pezzo della storia di quella famiglia. In ospedale ne vivremmo solo una parte. L’ultimo parto che ho seguito è stato ieri, sono rimasta a casa dei genitori dalle quattro di mattina alle otto di sera”.
Un turno lunghissimo, dunque…
“Sì ma non è come in ospedale. Ci mettiamo nelle condizioni di non intralciare la vita della coppia, interveniamo solo quando ce n’è bisogno. Per il resto leggiamo un libro, lavoriamo a maglia, mangiamo. Per questo riusciamo a stare anche giorni interi o notti intere in servizio”.
Dopo il parto le mamme continuano a cercarvi?
“Sì, si crea un rapporto di tale fiducia per cui le mamme, anche quando il bambino è cresciuto, ci telefonano per un consiglio, una parola di conforto. Poi capita di consigliare loro di contattate il pediatra. Ma a loro basta sentire una voce amica che le indirizzi”.
Il tuo parto più bello?
“Tutti. Ma mi piace ricordare il primo. Ero laureata da poco. E successe la mattina di Natale”.

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Commenti:

  1. Sono sempre contenta quando leggo articoli che diffondono la conoscenza del parto in casa, è ancora una realtà sconosciuta dai molti, ma che secondo me dovrebbe diffondersi ampiamente… Io ho partorito in casa le mie due bimbe, ed è andato tutto benissimo, sono stati dei parti bellissimi, e il neonato della foto mi ricorda tanto la mia seconda piccola, nata in acqua e tutta ricoperta di vernice caseosa… Grazie!

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