Lo ‘spaccone competitivo’ quello che dice sempre ‘e io allora?’ Qualsiasi cosa abbiate fatto, dall’esperienza più estrema, come la sconfitta d’una malattia ritenuta incurabile, fino all’innocua esposizione d’un fatto che ritenevate insolito, lo ‘spaccone competitivo’ prima ridacchia, scuotendo la testa se vuole sottolineare l’assoluta convenzionalità di ciò che state condividendo. E rilancia. “Hai scalato l’Everest? Cosa vuoi che sia. E io allora?” E via alla narrazione della sua vicenda, dove coraggio e sprezzo del pericolo si mischiano alla sapienza dei comportamenti. Ovviamente infarcita di particolari che Salgari o Jules Verne non sarebbero stati capaci nemmeno di immaginare. Lo ‘spaccone competitivo’ , ha il coraggio d’un leone, lo sprezzo del pericolo d’un esploratore ottocentesco e la capacità decisionale d’un Annibale o d’un Napoleone.
Non potete competere. Neppure se, ormai infastiditi dal non potere narrare neppure il più piccolo avvenimento in cui siete avete sfiorato il brivido dell’avventura, scatenate l’invenzione, evocando mostri marini e calamità naturali potete vincere. Lui rilancerà senza neppure dovere fare finta di dovere riflettere se ha in repertorio un evento che possa superare il vostro.
Questo vale per le esperienze di vita, ma anche in per le competenze della vita quotidiana. Vi vantate di essere un discreto – e sottolineiamo discreto – cuoco, oppure un giocatore di carte? Lo ‘spaccone competitivo’ si è misurato con Gualtiero Marchesi, umiliandolo neanche a dirlo, e non ha mai perso una partita a poker in tutta la sua vita. Anzi, a ben pensarci ha anche sbancato un paio di casinò: a cominciare da quello di Las Vegas, dove era arrivato attraversando il deserto del Nevada in bicicletta. E senza bere neppure un goccio d’acqua ma dissetandosi recuperando il proprio sudore con la lingua…
La sua spacconeria è incontenibile. Anche il più inoffensivo argomento come le vacanze diventa motivo per confrontarsi a chi è più bravo. Avete deciso di passare un periodo con la famiglia in qualche località che credevate semisconosciuta? Lui ci è già stato. Quattro volte. E alla terza è diventato cittadino onorario: e mentre narra il fatto riuscite anche a immaginarlo, lì accanto al sindaco che gli consegna le chiavi della città e la popolazione che lo acclama come un Cesare al ritorno dalle Gallie.
Tratto dal libro di Gianni Bessi e Paolo Pingani, Siamo tutti fanatici
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