Fantasmi, guerre, folletti. Che paura le storie che venivano raccontate una volta, di sera, nelle stalle e nelle aie. L’associazione ViaTerrea vuole fare rewind. E tornare per una volta a quelle atmosfere. Mercoledì 6 febbraio alle 20,45, a Cesena, nel Torrione del Nuti, al quale si accede dal Museo di Scienze Naturali (piazza Zangheri, 6), si terrà la serata dal titolo “Pauri” (paure, in dialetto), che è anche il titolo del libro di Maurizio Balestra (Tosca edizioni). A parlarne è Eddi Bisulli, presidente di ViaTerrea e coordinatore del Museo.
A quale periodo risalgono le storie che narrerete sul sottofondo musicale di Ilario Sirri?
“L’autore ha intervistato degli anziani romagnoli, in particolare cesenati, facendosi raccontare le storie che si raccontavano nell’era pre-televisiva. Quelle memorie, poi, in parte le ha romanzate”.
Quali sono i temi ricorrenti?
“Uno è senz’altro il Mazapègul, il folletto leggendario che ruba, fa sparire gli oggetti, fa scherzi agli animali, crea scompiglio e fa dispetti ai bambini. La sua chiave di lettura è che i nostri nonni, quando erano piccoli, imparavano la lingua degli uomini e la lingua della natura. Quest’ultima l’apprendevano dai personaggi mitici del bosco che insegnavano per esempio a mangiare una determinata cosa perché faceva bene, a non toccare una bacca perché era velenosa. Tramite le emozioni, come la paura, si capivano le cose”.
Ci sono anche leggende legate nello specifico a Cesena?
“Sì, è stato documentato che Cesena è stata la prima città in Europa dove è avvenuto un fenomeno di autocombustione. Nel Settecento una domestica trovò la contessa per cui lavorava bruciata senza che ci fossero segni di incendio in casa. Un episodio dal quale sono nate migliaia di storie”.
Oltre la paura, c’è anche l’ironia?
“Sì, una delle storie riguarda il periodo della guerra, quando un anziano e alcuni suoi amici vennero chiamati da un bambino a raggiungere il fiume Savio perché c’erano centinaia di donne nude con bellissimi capelli neri. Ma quando arrivarono sul posto, gli anziani si accorsero che non si trattava di ragazze ma di indiani Sikh che con i soldati inglesi si misero a sparare, facendo scappare a gambe levate quel gruppo di uomini”.
Quale valore ha, secondo voi, recuperare queste memorie?
“Prima di tutto narrativo. Per una sera adulti e bambini sono invitati a lasciare spenta la televisione e ad ascoltare dei racconti, come un tempo. E poi siamo convinti che la memoria non vada celebrata ma vissuta: il racconto è anche sentimenti”.
In questo articolo ci sono 0 commenti
Commenta