Ammettiamolo, siamo tutti un po’ esaltati!

Siamo tutti un po’ fanatici? Secondo Gianni Bessi e Paolo Pingani, sì. Tanto ne sono convinti che hanno deciso di scriverci un libro intitolato, appunto, Siamo tutti un po’ fanatici. Siccome i fanatici ci incuriosiscono, ve lo proponiamo a puntate, a partire da qui.

PREFAZIONE

I dizionari riportano due definizioni per il termine fanatico, una palesemente negativa, che si cerca di scansare come un parente noioso, e l’altra più sopportabile. Anzi a ben vedere, la seconda è una descrizione che può calzare a quasi tutti noi che viviamo nell’epoca dove, risolto da tempo il problema della sopravvivenza, ci si può permettere di impegnare buona della propria giornata in hobby o passioni. E mentre i vari aspetti della professione perdono attrattiva giorno dopo giorno – e ci trasformiamo lentamente in lavoratori per dovere e non per scelta – i nostri interessi diventaono il motivo per cui si vive. Ecco allora che finiamo per ricadere nella definizione di fanatismo che recita appunto ‘entusiasta, appassionato, esaltato che si appassiona eccessivamente a qualcosa’.

In questa definizione la parola che salta subito agli occhi è ovviamente esaltato: che qui non rimanda a un individuo pronto a qualsiasi cosa per una fede, ma a un simpatico mattacchione che porta le proprie passioni alle estreme conseguenze dell’euforia. Se ci guardiamo allo specchio e attorno a noi, osservando i comportamenti con occhio distaccato, ci accorgiamo di quanto siamo capaci di esaltarci per le cose più disparate. Non serve che la scelta ricada su grandi motivazioni etiche o ideali: anzi, l’esaltazione funziona meglio se è legata a comportamenti quotidiani, a occupazioni ‘leggere’.

Il bisogno di partecipazione, di sentirsi parte di un gruppo, è come una fune che ci trascina verso una scelta di campo, di appartenenza a un clan: dove ci si sente al sicuro, circondati da propri simili, da gente che ha i nostri stessi gusti, le nostre stesse aspirazioni. E dove le nostre passioni, piano piano, crescono fino a diventare ossessioni: che assorbono il nostro impegno quasi fossero l’ultima opportunità di dimostrare chi siamo e cosa vogliamo. L’unica cosa che ci fa sentire vivi.

E così utilizziamo le nostre energie non per trovare la felicità (ammesso che sia possibile ritracciarla e, ancora di più agguantarla), ma per costruire abitudini che siano un segno di riconoscimento, oggetti il cui possesso da solo dovrebbe bastare a distinguerci.

In un primo momento avremmo voluto iniziare una prefazione sui ‘nuovi fanatismi’  citando qualche pensiero antico e nobile sul tema: ma ci siamo accorti che sarebbe stata una scelta da fanatici. La verità è che qualsiasi cosa si faccia ci si imbatte nel pericolo di abbracciare qualche nuovo fanatismo. Anzi, alzi la mano chi non ha è mai stato prigioniero di un’ossessione… Giù le mani, che non si riesce a contarle.

Ma nel raccogliere il materiale ci siamo imbattuti quasi subito in un paradosso: anche il tentativo di ridere di essi, come è nostra intenzione con questo breve repertorio di ‘casi’ che abbiamo raccolto guardandoci attorno e, soprattutto, rivolgendo lo sguardo verso noi stessi, può essere considerata una scelta fanatica.

Perché? Una delle ossessioni moderne è scrivere un libro, dare alle stampe un romanzo, una biografia, una raccolta di pensieri, un saggio, un elenco, una silloge, una parodia ecc ecc, che renda giustizia al nostro pensiero. Che, si sa, è l’unico corretto, mentre gli altri. Siamo tutti, indubitabilmente, fatalmente fanatici. Ognuno è disponibile a trasformare una passione in un’ossessione: abbandonandosi all’intolleranza verso chi non condivide la propria fissazione e alla ricerca maniacale di ogni occasione per consolidarla. Senza scordare l’impegno al proselitismo, che è un aspetto centrale di un fanatismo riuscito. Per gratificazione personale (una sorta di onanismo mentale), per difesa, per sentirsi parte di un gruppo, per spirito di rivincita insomma.

O più, semplicemente, perché siamo intimamente bastardi.

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